C'è una costante nelle mie vacanze estive: i canti insieme al capitano.
Canti di montagna, canti popolari, canti..... della serie che non potete capire nemmeno quanto ci si diverte. Ogni anno il capitano ne tira fuori uno nuovo, cose che sa solo lui oche sa solo il cielo dove è andato a pescarli (forse anni di vita militare?!?!), neanche su google si riescono a trovare e così mi sono ripromesso che rientrato dalle vacanze avrei scritto quanto mi ricordavo degli insegnamenti del capitano, giusto perchè certe tradizioni non vadano perse...
MISTERI GODURIOSI
CC: cinque tre otto
T: otto du diese
CC: nel priomo misterio godurioso contempliamo santa goretta che con la figa a racchetta vinceva il master.
T: era un fenomeno
CC: Cinque e tre otto
T: ottu du diese....
CC: nel secondo mistero godurioso contempliamo santa minerva che mangiava pomodoro e cagava conserva.
T: era un fenomeno:
T poro piero poro piero, i te porta al cimitero senza un fiasco di quel nero
CC Cinque e tre otto
T otto e du diese
CC nel terzo mistero godurioso contempliamo sant'alberto che mangiava l'ombrello chiuso e lo cagava aperto.
T: era un fenomeno
CC: nel quarto mistero godurioso contempliamo santa cunegonda che con la figa a fionda sterminava i passeri.
T era un fenomeno
CC nel quinto mistero godurioso contempliamo sant'alcester che con la figa a winchester abbatteva i bufali.
T era un fenomeno.
CC e se il vostro è più lungo del nostro.
T xe tajemo un toco del vostro così anche il nostro è lungo come il nostro.
T poro piero poro piero i te porta al cimitero, i te porta al campo santo senza un fiasco di vin bianco.
CC cinque e tre otto
T otto du diese.
CC nel sesto mistero godurioso contempliamo san cirillo che con il cazzo a spillo inculava i microbi.
T era un fenomeno.
CC nel settimo mistero godurioso contempliamo sant'ilario che col cazzo sul binario deragliava i treni rapidi.
T era un fenomeno.
...
CC nell'ottavo mistero goduirioso contempliamo san procopio che col cazzo a peliscopio deragliava gli astronauti
...
CC nel nono mistero goduioso contempliamo sant'esaù che col cazzo rosso e blu correggeva i compiti.
....
CC nel decimo mistero godurioso si contempla sant'agnese che mangiava uova e cagava maionese.
...
CC. nell'undicesimo mistero godurioso si contempla san giacinto che col culo a labirinto disorientava i pederasti
CC nel dodicesimo mistero godurioso si contempla santa cunegonda che con la figa a sponda arginvava il tevere
CC nel tredicesimo mistero godurioso si contempla santa Cecilia che con la filca a conchiglia catturava i bigoli
CC nel quattordicesimo mistero godurioso si contempla sant'ambrogio che col cazzo ad orologio soppesava gli attimi
CC nel quindicesimo mistero godurioso si contempla Santa monica che con la figa a fisarmonica assordava gli angeli
CC nel sedicesimo mistero godurioso si contempla sant'ermete che col cazzo fatto ad ariete demiliva gli alberi!
CC nel diciassettesimo mistero godurioso si contempla sant'arturo che col cazzo nel futuro inculava i posteri
CC nel diciottesimo mistero godurioso contempliamo san polluce che col cazzo fatto a duce inculava i popoli
CC nel diciannovesimo mistero godurioso si contempla san gedeone che col cazzo a galeone inculava i naufraghi
CC nel ventesimo mistero godurioso contempliamo san teodoro che col cazzo tutto d'oro svalutava il dollaro
... San brunone che col cazzo bianco e marrone lo vendeva per castagna.
... sant'ignazio che col cazzo nello spazio rimorchiava i missili
... santa evarista che con la figa fatta a pista allenava Bartali
... san vittore che col cazzo a bimotore bombardava i talebani
... santa bruna che con la figa a mezza luna aiutava saddam
... san leone che col cazzo ad equazione ricercava i limiti
... san Gallo che col cazzo tutto giallo faceva la spia ai cinesi
... san Marcello che col cazzo a ramoscello dava la pace al Vietnam
... san Giovanni Bosco che col culo fatto a chiosco vendeva giornali
... sant'Eros che col cazzo a Warner Bros sborrava in tecnicolor...
... san Severo che col cazzo tutto nero inneggiava al duce...
... santa Scolastica che con la fica a svastica spaventava gli ebrei...
... san Bonaventura che mangiava legna e cagava segatura...
... santa Teresa che con la fica fatta a fresa segava i coglioni
... san Tergesto che col culo fatto a cesto allenava il Cantù...
... sant'Asdrubale che col cazzo fra le nuvoleinculava i paracadutisti...
... san Pietro che col cazzo nel didietro inculava i gamberi...
... san Vittore che col cazzo a trimotore rimpatriava i reduci...
... san Clemente che col cazzo a salvagente salvava i naufraghi...
... santa Cunegonda che con la fica fatta a sponda giocava a boccette...
... san Giobatto che col cazzo piatto inculava le sogliole...
... santa Elisabetta che con la fica a bacchetta puniva i cazzi ribelli...
... san Massimino che col cazzo fatto a grissino inculava i frati grossi...
... san Casimiro che col cazzo a ferro da stiro faceva la piega ai coglioni...
... san Clemente che col cazzo evanescente inculava l'anime...
... san Galeazzo che col cazzo fatto a cazzo passava inosservato...
T elevatio, annusatio, toccatio calicis. Bibemus usque fundum. amen
Ho trascurato fin troppo il mio blog e tutta quella serie di rapporti che grazie a lui si erano venuti a creare.
Per questo vi chiedo scusa. Potrei stare qui a raccontarvi tutti i motivi che mi hanno allontanato, mi limito solo a dire che è stato un periodo denso di impegni e di novità e che con un po' di pigrizia ha sempre rimandato a domani l'aggiornamento del blog. Rimanda oggi, rimanda domani... sono passati troppi giorni.
Ringrazio comunque tutti coloro che nonostante tutto hanno continuato a cercarmi.
Mi sono lasciato dietro troppi avvenimenti che mi avrebbe fatto piacere commentare con voi.
Ritorno, come il figliol prodigo, alla blogsfera, spero che mi riaccogliate!
Un grosso abbraccio a tutti
Thomasmore
Un periodo privo di ispirazione, aggravato dalla totale assenza di tempo...
Ma questa sera i pensieri rimbalzano in modo strano nella mia testa, preoccupazioni, cazzate... mi sbatto al computer e sento un po di musica.
Le prime canzoni sono quelle tipiche da colonna sonora, quelle che ti fanno piacere un film del cazzo che non valeva il prezzo del biglietto. Poi mi arriva lui, di colpo, senza aspettarmelo, dalle vecchie canzoni, dai grandi classici, si passa a lui, al più grande comunicatore: Gaber. un filotto di canzoni da stendere chiunque: l'illogica allegria e canzone dell'appartenenza. le ho ascoltate dieci volte prima di andare oltre! Era quello che pensavo io, era quello che avrei voluto scrivere io, ma non ero abbastanza bravo per dirlo! D'altronde l'unica cosa che mi accomuna a gaber è la milanesità.. e poi da piccolo abitavo vicino al giambellino, dove c'era il bar del cerutti, cerutti gino!
L'illogica Allegria
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un'aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.
È come un'illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
Io sto bene...
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino
Canzone Dell'appartenenza
L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell'amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita
ma piano piano il mio destino
é andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.
L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
E' quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa.
Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.
L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
è un'esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.
Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.
Luca stava solo giocando a pallone, come tutte le domeniche. Non era un campione, era bravo e per scelta giocava in una squadra in cui c'erano i suoi amici. Non so dirvi se luca sia entrato in squadra perchè lì c'erano i suoi amici o se invece il suo rapporto di amicizia sia nato dopo, nel tempo, giocando a pallone insieme. Poco importa però stabilirlo, perchè ormai Luca era affezionato a quei ragazzi e non poteva farne a meno. con il passare degli anni il giocare a pallone diventa un impegno pressante, lo studio esige spazio e spesso è un peso andare ad allenarsi o alla partita quando magari si ha un esame o la tesi da preparare. giocare a pallone diventa pesante la domenca quando magari molti amici se ne vanno in montagna per il weekend e te non ci puoi andare perchè c'è la partita. Ma a Luca il pallone piaceva e gli piaceva quella compagnia di amici ed è per questo che sacrificava il suo tempo libero. Già perchè con l'età a poco a poco la gente molla, uscire il sabato con gli amici o svegliarsi la domenica mattina presto, d'inverno, per andare alla partita?!? Ma a Luca piaceva giocare a pallone.
Sua mamma questa sera ha detto "Mio figlio è morto facendo una cosa che gli piaceva circondato dai suoi amici!".
Già perchè oggi (sarebbe meglio dire ieri, 26 febbraio) luca è morto. Come ogni domenica ah preparato la borsa ed è andato alla partita. E' arrivato al campo, è entrato negli spogliatoi e mentre si cambiava scherzava con gli amici, parlava del più e del meno. L'allenotore gli ha dato la maglia, erano indecisi se farlo giocare da subito o tenerlo in panchina, ma poi gli hanno dato la maglia da titolare. Riscaldamento, riconoscimento dell'arbitro e poi tutti in fila di corsa fino a centrocampo per il saluto. Tutto come ogni domenica. Come ogni domenica Luca correva per il campo, i compagni l'arbitro, la panchina. Dieci minuti di partita, luca si accascia a terra di colpo. L'arbitro ferma il gioco. Luca respira ancora ma è privo di sensi. Un compagno, studente di medicina, gli tasta il polso, non si sente il cuore. Arriva l'ambulanza, sembra qualcosa di risolvibile, ma invece il medico decide di non trasportarlo subito in ospedale. il cuore è fermo, bisogna rianimarlo subito. Defibrillatore. Ma niente il cuore di Luca non riaparte. I compagni si capiscono il momento e si mettono in cerchio attorno a lui, impotenti iniziano a pregare insieme. I genitori arriveranno poco dopo al centro sportivo, avvisati dai dirigenti, lo troveranno li, in mezzo al campo, circondato dai suoi compagni di squadra, come ogni domenica.
Nessuno ha mai finito di giocare quella partita, Luca non la giocherà mai più!
Le parole di sua mamma, mi rigirano in testa: "Luca è morto facendo una cosa che gli piaceva, è morto in mezzo ai suoi amici. Cosa volere più dicosì? Una mamma si preoccupa sempre per i suo figli, ma luca era bravo non aveva mai dato preoccupazioni, si sarebbe laureato tra due mesi, giocava a pallone e una mamma si sente sicura quando il figlio va a fare sport, sa che li è al sicuro. E invece..." non siamo noi a decidere quand'è il momento.
L'allenatore, i dirigenti si chiedono cosa sarebbe successo se magari avessero fatto giocare un altro, il senso di colpa, il rimorso, per una colpa che non c'è. Le cose non sono andate come dovevano andare, o meglio, non sono andate come previsto da noi. Non è stata la solita domenica, ma questo è dipeso da un Altro.
Ora Luca è da quest'Altro che lo ha chamato, lo ha voluto con lui. Sicuramente sta meglio la che qua, scommetto che avrà anche il campo di pallone, uno tutto in erba, non come quelli di periferia su cui si è soliti giocare. Luca è sicuramente felice. Ne sono certo perchè la tristezzae il dolore sono per chi resta. E' a noi che manca e mancherà Luca.
Ciao Luca! Mi raccomando: "puntuale agli allenamenti, si inizia alle sette! il che significa che alle sette si inizia a lavorare non che ci si inizia a cambiare". Ma forse questo è meglio dirlo ai tuoi compagni!
In Duomo per ricordare «don Gius»
Ha insegnato a tutti noi il messaggio della speranza
A UN ANNO DALLA MORTE. IL RICORDO
di Giancarlo Cesana
Quando, da ragazzino, al catechismo, mi spiegavano che la Chiesa fa coincidere la memoria della vita di un uomo non con la data della nascita, ma con quella della morte, non capivo; mi sembrava solo triste. Poi l' esperienza della vita mi ha fatto capire. In effetti, il significato della esistenza di un uomo si manifesta con sempre maggiore pienezza quando la vita si compie. È quello che penso adesso guardando la foto di don Giussani sulla mensola accanto alla scrivania. È quello che mi apparve lampante in questi giorni di febbraio dello scorso anno, durante il funerale in Duomo. La giornata era grigia, come oggi; in più bagnata da una pioggerella gelida. C' era molta tristezza, ma non disperazione; niente affatto disperazione, quando in quarantamila (così dissero) cantavamo il Dulcis Christe mentre la bara, portata a spalle, attraversava lentamente la navata centrale. «La vita è triste, ma è meglio che sia triste perché altrimenti sarebbe disperata», diceva don Giussani. Insegnava a non limitare lo sguardo sulla vita, ma a prenderla tutta con la sua soddisfazione e contraddizione, con la sua imperfezione: tristezza, appunto, da cui solo proviene la felicità vera e la fecondità. E l' ha dimostrato, con il suo Movimento, che è numeroso, che non è pauroso, ma segnato dalla «ingenua baldanza», con cui amava definire il suo e nostro carattere (che Dio ce lo mantenga!). La speranza della resurrezione, dell' essere più forte della morte, è «il sentimento delle cose», che don Giussani ha lasciato, non come eredità che si consuma, ma come avvenimento permanente di vita. Don Giussani era un prete cattolico, cioè soprattutto un cristiano, un seguace - laicissimo! Un suo libro si intitola «Laico cioè cristiano» - di Cristo, della testimonianza di un Dio che per parlare all' uomo si è fatto uomo, condividendo in tutto la sua condizione, inclusa la morte. Così don Giussani non ha dato delle idee, ha dato la vita. Ha rivestito le idee di carne, le ha «rifatte», le ha sottratte alla loro possibile spettralità, ha dato loro un corpo che le rendesse accessibili, «abbracciabili». Lo chiamava «metodo». Il messaggio, anche quello verbale, doveva essere un «gesto», una «azione carica di significato». Il «che cosa» doveva coincidere con il «come»: Cristo era verità, vita e via, sottolineato «via». Come mi disse in uno dei nostri ultimi colloqui, «non si può amare Dio senza amare l' uomo e non si può amare l' uomo senza amare Dio». Così anche noi (anch' io) siamo diventati cristiani. Ci siamo uniti a quella mai interrotta catena di uomini e di donne, che da venti secoli annuncia in Cristo l' invincibilità della vita e del suo desiderio di felicità; promesse non generiche, ma personalmente sperimentate in «una amicizia guidata al destino». Che questa coscienza sia possibile nell' anniversario di una morte è la speranza. Lo dico con pudore, ma con «ingenua baldanza»: è la speranza per tutti.

Non è a forza di scrupoli che un uomo diventa grande. La granezza arriva, a Dio piacendo, come un bel giorno.
Ad un anno dalla scomparsa, il suo ricordo è sempre più vivo.
Grazie di tutto!