martedì, 24 aprile 2007 ¦ Permalink
categoria : opinioni, sport, commenti, calcio

Qualcuno in questi giorni ha parlato di onestà, del fatto che lui non ruba....
Ringrazio beppe grillo per essersi interessato aglo onesti!!!!

Ecco cosa ha scritto Beppe Grillo direttamente sul suo blog:

Il fratello scarso è una figura ricorrente nella Storia d’Italia. I parenti lo affidano di solito al fratello più sveglio che gli fa da padre per tutta la vita. Massimo Moratti è il fratello scarso dei fratelli scarsi. E’ riuscito ad offuscare persino Paolo Berlusconi. Gli si perdona qualunque cosa, anche le intercettazioni a Bobone Vieri. La famiglia per evitare danni lo ha nominato presidente dell’Inter. Gli ha concesso un vitalizio di qualche decina di milioni di euro all’anno per i giocatori. Lui è contento così.
Ogni tanto il fratello maggiore Gianmarco gli chiede di mettere una firma sui collocamenti. La gente si fida di lui, del suo aspetto da Bugs Bunny buono. E così è stato anche per il debutto di Saras in Borsa. I Moratti hanno incassato 1,7 miliardi di euro, ne avevano bisogno per rinforzare la squadra. Il titolo fu quotato a 6 euro in un momento di crollo del settore energetico. Chi lo comprò perse il 12% in un solo giorno. Jp Morgan e Morgan Stanley, le banche responsabili del collocamento, guadagnarono 12 milioni di euro a testa grazie alle oscillazioni.
Riassunto: qualcuno decide che il prezzo di 6 euro è giusto, i risparmiatori ci credono, comprano, perdono. I Moratti e le banche ci guadagnano e la procura indaga. La Consob dov’era? Cardia illuminaci.
Lo scudetto di ieri non lo ha vinto l’Inter. Infatti il marchio non gli appartiene più da tempo. Lo ha venduto, dopo una rettifica a questo blog, alla Inter Brand srl per 159 milioni di euro. La Procura sta indagando per l’ipotesi di “buchi in bilancio per cui non ci sono indagati”(Corriere della Sera). Sono sicuro che è un’ipotesi che si dimostrerà priva di qualsiasi fondamento. Massimo vince, ma senza rubare.

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giovedì, 08 marzo 2007 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti

E' giusto, l'unione ha vinto le elezioni e governa, l'unione ha riottenuto la fiducia e governa di nuovo. Non ho però capito quale sia il programma, quello dei 12 punti o quello presentato in campagna elettorale, ma soprattuttu come intende rispondere il governo ai partiti che hanno partecipate alla manifestazione di Vicenza e a tutta quella schiera di pacifinti che li ha acompagnati?

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venerdì, 02 marzo 2007 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, società, liberà

Scusate ma sono leggermente incazzato con il ministro bersani e con le sue liberalizzazioni. Non faccio parte di nessuna lobby...  Nessun benzinaio, farmacista, stassista... in famiglia.
Sono solo un cliente di 3, il egstore di telefonia. Pochi giorni fa sono stato avvisato dalla mia compagnia telefonica che non potevo più usufruire delle ricariche power a norma del Decreto BErsani.
Il famoso decreto che abolisce i costi di ricarica, peccato che io non li ho mai pagati, comprevo una ricarica da 20 euro al mese e la tre mi ricaricava per 25 euro, altro che costi di ricarica, mi regalavano 5 euro di traffico. E il regalo era esponenziale, più caricavi più ti regalavano. Se facevi una ricarica da 60 euri te ne venivano accreditati 90.

Da oggi tutto questo non è più possibile, grazie alla scelta del ministro bersani.

Non mi interessa che tim, vodafone e wind facevano pagare le ricariche. Il mercato è libero e a costo zero tutti i loro clienti potevano scegliere l'operatore più conveniente.
E' la legge di mercato sono i clienti a decidere dove spendere i loro soldi, nessuno ha mai obbligato qualcuno ad essere cliente di tim, vodafone e wind.
Questo gioco mi costa almeno 5 euro al mese... grazie Bersani, io non ho lo stipendio da ministro come lei, sono uno studente che "arranca" per arivare alla fine del mese!

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giovedì, 01 marzo 2007 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni
Viviamo in un paese dove si processano sulla pubblica piazza una paio di senatori della maggioranza colpevoli di aver votato contro il loro governo e si plaude ad un senatore eletto nelle file dell'opposizione perchè vota la fiducia al governo.
Se erano traditori i senatori di sninitra che hanno votato contro D'alema allora è un traditore anche follini!
A casa mia si usa sempre un solo metro e non si cambia misura a seconda delle convenienze!
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giovedì, 02 novembre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti

LA CICALA E LA FORMICA

VERSIONE CLASSICA

La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa e accantona le provviste per l'inverno. La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.

Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate mentre la cicala trema dal freddo, rimane senza cibo e muore.


VERSIONE MODERNA

La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa e accantona le provviste per l'inverno. La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.

Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo ristorandosi con le  provviste accumulate.

La cicala tremante dal freddo organizza una conferenza stampa e pone la questione del perché la formica ha il diritto d'essere al caldo e ben nutrita mentre altri meno fortunati muoiono di freddo e fame.

La televisione organizza delle trasmissioni in diretta che mostrano la cicala tremante dal freddo nonché degli spezzoni della formica al caldo nella sua confortevole casa con l'abbondante tavola piena di ogni ben di Dio.

I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un paese così ricco, si lasci soffrire la povera cicala mentre altri vivono nell'abbondanza. I sindacati manifestano davanti alla casa della formica in solidarietà  della cicala mentre i giornalisti organizzano delle interviste domandando perché la formica è divenuta così ricca sulle spalle della cicala ed interpellano il governo perché aumenti le tasse sulla formica affinché essa paghi la sua giusta parte. In linea con i sondaggi il governo redige una legge per l'eguaglianza economica ed una (retroattiva all'estate precedente) anti discriminatoria.

Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa per non aver occupato la cicala come apprendista, la casa della formica è sequestrata dal fisco perché non ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la formica lascia il paese e si trasferisce in Liechtenstein.

La televisione prepara un reportage sulla cicala che, ora ben in carne, sta terminando le provviste lasciate dalla formica nonostante la primavera sia ancora lontana.

L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse della cicala e del governo.

Sono avviate delle rimostranze nei confronti del governo per la mancanza di assistenza sociale, viene creata una commissione apposita con un costo di 10 milioni.

Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa evidenzia ancora di più quanto sia urgente occuparsi delle ineguaglianze sociali; la casa è ora occupata da ragni immigrati.

Il governo si felicita delle diversità multiculturali del paese così aperto e socialmente evoluto.

I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di ladri, un traffico di mantidi prostitute e terrorizzano la comunità.

Il governo propone l'integrazione perché la repressione genera violenza e violenza chiama violenza

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venerdì, 27 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, rassegna stampa

Visco denuncia uno scandalo contro il premier.
Ma «il Giornale» scopre che tra i controllati c’è anche Berlusconi

Sono 128 le persone indagate per essere entrate nell'anagrafe tributaria e aver controllato redditi e proprietà dei Vip. Prodi, che con la moglie è fra gli spiati, attraverso il suo portavoce grida al complotto. Ma il Giornale scopre che fra i sorvegliati ci sono anche Berlusconi, D'Alema, calciatori e soubrette.

FONTE

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venerdì, 27 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, rassegna stampa

Persa la battaglia della Finanziaria, come spera di vincere quella delle riforme?

Piero Fassino non è soddisfatto della Finanziaria con la quale il governo dell’Unione ha irritato molti senza convincere quasi nessuno. “Un paese che non produce ricchezza, osserva, non la redistribuisce”. E’ la stessa critica che alla Finanziaria è stata rivolta da economisti e agenzie di rating, oltre che dai più autorevoli giornali economici stranieri. Il leader del principale partito della maggioranza, però, non è un osservatore esterno e, volente o nolente, porta la responsabilità e sarà chiamato a rispondere delle scelte che il suo partito si appresta a sostenere in Parlamento. Così l’elenco di riforme strutturali sciorinato da Fassino (pensioni, mercato del lavoro, pubblica amministrazione, scuola, federalismo fiscale e liberalizzazioni) sembra un malinconico cahier des doléances su quel che si sarebbe potuto mettere nella Finanziaria, ma che non c’è. Fassino sa benissimo che ciascuno di questi temi era presente in qualche modo nelle prime stesure della legge di bilancio, ma che ha dovuto essere rapidamante cancellato sotto la pressione dell’estrema sinistra e delle rappresentanze sindacali. E’ per questa sorda opposizione che la Finanziaria si è trasformata in un infernale meccanismo di ridistribuzione di un reddito la cui crescita non viene adeguatamente sostenuta. Alla fine anche i Ds e la Margherita hanno cercato di partecipare alla gara della redistribuzione, ma a loro (e solo a loro) il governo ha detto di no. In queste condizioni non si capisce perché le resistenze conservatrici che hanno impedito di inserire le misure preparatorie delle riforme nella Finanziaria dovrebbero scomparire quando si tratterà di passare alla fantomatica fase due, quella riformista, annunciata da Fassino. Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani dice che l’età pensionabile, caso mai, deve scendere, i comunisti annunciano “barricate” e non andrà meglio con il pubblico impiego, che già sta preparando mobilitazioni, o con gli enti locali in rivolta. Fassino ha perso la battaglia della Finanziaria, e ora si illude che i vincitori gli concederanno, con magnanimità cavalleresca, la rivincita. In realtà il blocco di interessi che si è consolidato nella scelta redistributiva sarà ancora più difficile da affrontare, ora che sa di essere in grado di imporsi. D’altra parte Romano Prodi non vuole sentir parlare di una seconda fase, che sarebbe una dichiarazione di insufficienza della prima, e questo dimostra quanto sia velleitario il piano di Fassino.

Fonte

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martedì, 17 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, libri, opinioni, commenti, storia, rassegna stampa
Il peso del Pci, il crollo Urss: l’equazione impossibile del comunismo democratico
di Sergio Soave

Tratto da Il Foglio dell'8 ottobre 2005
Adriano Guerra, a lungo corrispondente dell’Unità da Mosca e poi direttore del Centro studi sui paesi dell’est, ha scritto un libro molto interessante su “Comunismi e comunisti”, edizioni Dedalo, che ha come sottotitolo “dalle svolte di Togliatti e Stalin del 1944 al crollo del comunismo democratico”. Questo lavoro si aggiunge a una serie di studi sulla vicenda dei comunisti italiani e dei loro rapporti con l’Urss, che tentano di riempire la lacuna lasciata dalla mancata riflessione del Pci e dei suoi dirigenti sulla propria vicenda storica, come ha rimarcato Vittorio Foa.

Il saggio di Guerra ha il pregio, soprattutto nella parte, preponderante, dedicata a Palmiro Togliatti e alle sue relazioni con Josif Stalin e Nikita Krusciov, di descrivere queste relazioni da ambedue i lati. Uno dei difetti che si possono riscontrare in altri studi dedicati allo stesso argomento è che il Pcus è considerato una specie di monolite, privo di articolazioni interne, il che rende il quadro parziale e per qualche aspetto incomprensibile. Assai spesso i comportamenti e le scelte dei dirigenti del Pci sono stati la conseguenza della percezione che avevano del confronto in atto nelle alte sfere del Cremlino. Tutta la storia del Pci, e degli altri partiti comunisti, in questo senso, è legata indissolubilmente alla storia del Pcus. Se ne ha una dimostrazione, per esempio, nella lettera di Togliatti a Kruscev alla vigilia dell’invasione sovietica dell’Ungheria, nella quale il leader del Pci suggeriva un’azione energica contro la deriva “irreversibilmente reazionaria” del governo di Imre Nagy. La lettera si conclude così: “Voglio aggiungere che tra i dirigenti del nostro partito vi sono diffuse preoccupazioni che gli avvenimenti polacchi e ungheresi possano lesionare l’unità della direzione collegiale del vostro partito… Noi tutti pensiamo che, se ciò avvenisse, le conseguenze potrebbero essere molto gravi per l’intero nostro movimento”. Nella prima parte di quel testo Togliatti informava Krusciov che nel Pci esistevano gruppi che “esigono che l’intera direzione del nostro partito sia sostituita e ritengono che Di Vittorio dovrebbe diventare il nuovo leader del partito”. L’unità del gruppo dirigente del Pcus era considerata la condizione per mantenere l’unità di quello del Pci e, se per ottenere questo risultato era necessario che Krusciov accettasse le pressioni degli oppositori stalinisti che volevano l’invasione, il prezzo andava pagato.

Guerra fa risalire a questa tragica scelta, quella di appoggiare (e in un certo senso di chiedere) l’intervento dei carri armati a Budapest, la principale “occasione mancata” per la costruzione di quello che chiama un “comunismo democratico”. La tesi è diffusa, ma in sostanza infondata. Pietro Ingrao, allora direttore dell’Unità, aveva scritto due articoli di appoggio all’invasione, col titolo “Da una parte della barricata”, mentre Giorgio Amendola aveva espresso in un comizio l’esigenza di dare “il massimo appoggio anche militare ai compagni ungheresi”, per sconfiggere i “controrivoluzionari”. Si tratta dei due leader del Pci che, con prospettive diverse, anzi opposte, avrebbero posto, negli anni successivi, il problema della democrazia interna al partito e della liquidazione della doppiezza sul carattere democratico della via italiana al socialismo. Ambedue, però, allora, parteggiavano per i carri armati, e questo spiega perché in realtà non ci fu mai, nel “campo socialista”, uno spazio reale per il cosiddetto “comunismo democratico”. Questo spazio non si è creato neppure in quei paesi e in quei partiti comunisti che ruppero col Pcus, in modo radicale come quelli yugoslavo, cinese e albanese o, in modo meno traumatico, quello rumeno. La ragione è semplice: spezzare il legame con la madrepatria sovietica esponeva i gruppi dirigenti dei partiti comunisti “eretici” al rischio di rotture interne, provocate o no dall’azione del Pcus, per reagire alle quali scelsero sempre la via della repressione del dissenso, che li portò spesso a competere (e talora a superare, ad esempio, in Cambogia) con i crimini di Stalin. Questo non significa che non ci siano stati leader comunisti che ci abbiano provato, da Nagy in Ungheria ad Alexander Dubcek in Cecoslovacchia, ma la loro sorte è la migliore dimostrazione dell’impossibilità dell’impresa che avevano tentato.

Anche nel Pci, fin dall’inizio, ci furono personalità che, pur diverse, nutrirono una forte convinzione democratica. Si tratta di Antonio Gramsci, di Umberto Terracini e di Giuseppe Di Vittorio. Gramsci, convinto dell’esigenza di unità del movimento comunista internazionale, pose nel 1926 la questione centrale, quella della democrazia interna al Pcus, e si trovò a dover combattere con il realismo di Togliatti. Nella fase più acuta dello scontro tra Stalin e l’opposizione dei “vecchi leninisti” (Trotzky, Kamenev e Zinoviev), Gramsci, pur schierato con la maggioranza staliniana, auspicava che essa “non intenda stravincere nella lotta e sia disposta ad evitare le misure eccessive”. Togliatti, che stava a Mosca, sapeva che per Stalin nessuna misura era eccessiva, e replicò duramente a Gramsci, che in seguito per la sua “dissidenza” fu emarginato dal partito del quale restava formalmente il leader. Anche Terracini subì, in carcere, l’espulsione dal partito per aver criticato il patto Molotov-Ribbentropp, come del resto Di Vittorio, che stava nell’emigrazione parigina e che si vide rifiutare ogni incarico. Gramsci, dopo la morte, fu glorificato e accostato a Togliatti in una diade che scimmiottava quelle di Marx ed Engels e di Lenin e Stalin. Anche Terracini e Di Vittorio ebbero poi ruoli importanti, il primo fu presidente dell’Assemblea costituente, il secondo segretario generale della Cgil, ma non ricoprirono mai incarichi centrali nel partito.

Le ragioni di fondo che hanno reso impraticabile la via del comunismo democratico sono state individuate nella differenza sostanziale tra il movimento comunista e quello socialista, come si è configurato dopo la rottura determinata dalla rivoluzione d’ottobre. Il comunismo è tale, si dice, perché punta a una trasformazione irreversibile della formazione economico-sociale, destinata, nella sua ineluttabilità storica, ad affermarsi in tutto il mondo. Il carattere fondamentale della democrazia, invece, consiste nella possibilità di mutare scelte, di trasformare strutture, secondo la volontà della maggioranza, che può cambiare, e che quindi non può seguire un processo predeterminato. La pretesa del carattere “scientifico” del comunismo, l’affermazione di “leggi” dello sviluppo sociale cogenti, come quelle delle teorie dell’evoluzione naturale, è alla base di questa concezione, per sua natura totalitaria. In realtà un’adesione all’idea della necessità storica è stata alla base anche delle correnti socialiste che ruppero con il leninismo. Gramsci ne era consapevole, quando scrisse, commentando la presa del potere bolscevica, un articolo intitolato “Rivoluzione contro il Capitale”, in cui spiegava che il fatto che la rottura dell’ordine capitalistico fosse avvenuta non nel punto più alto del suo sviluppo, ma nella Russia arretrata, smentiva le previsioni di Marx. Si può dunque pensare che la distinzione tra socialismo democratico e comunismo stia invece nella concezione della forzatura volontaristica della storia. Se le cose stanno così, è giustificato l’uso spregiudicato della teoria al servizio delle scelte politiche e di potere, di cui Stalin fu maestro. Lo strumento per “forzare” la storia è il potere, che non può essere condiviso, se non per brevi periodi di transizione e per ragioni tattiche, con chi non abbia lo stesso intendimento. Se le cose stanno così, ci si può proporre di esaminare la storia del comunismo come storia di un potere, e nel caso dell’Urss di una potenza, che obbedisce a dinamiche proprie. Il terreno principale su cui si è mossa la graduale contestazione della politica sovietica nel Pci, infatti, è stata la critica alla “politica di potenza”, condotta essenzialmente dalla sinistra del partito, spesso in connessione alla politica di un’altra potenza comunista emergente, quella cinese, altrettanto se non più autoritaria di quella russa. Ingrao già all’inizio degli anni 70 considerava l’Urss impantanata in un “binario morto della storia” e gli eretici del Manifesto furono espulsi soprattutto per aver esplicitato, già nel ’68, questa opinione. Con il senno di poi, quelle posizioni possono apparire profetiche, ma un esame più approfondito può dare una sensazione assai diversa.

In realtà la politica di potenza dell’Urss brezneviana arrivò assai vicina alla vittoria mondiale. Dopo la sconfitta in Vietnam, in America tornarono forti tendenze isolazionistiche, che si accentuarono dopo il crollo del regime dei Palhavi in Iran, e contemporaneamente si sviluppò in Europa occidentale una tendenza rinunciataria, una sorta di disponibilità strisciante alla “finlandizzazione” di cui fu espressione l’ostpolitik del cancelliere tedesco Willy Brandt. In Asia, in Europa e in Africa la politica di potenza del Cremlino inanellò successi ed espansioni, proprio nella fase più grigia della burocratizzazione e della sclerosi del potere interno e della dissoluzione dell’attrattiva ideologica. Si può allora proporre un cambiamento di ottica, che porta a considerare l’appoggio all’Urss non come un fatto ideologico, ma come un apprezzamento politico della sua politica di potenza. Il caso di Amendola può aiutare a seguire questo ragionamento. Com’è noto Amendola non condivise la critica, espressa dal Pci, per l’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Ai suoi amici, che gliene chiedevano stupiti la ragione, spiegò che quelli che si opponevano all’Urss in quella parte del mondo non combattevano per la libertà contro il comunismo, ma contro la secolarizzazione occidentale, di cui l’Urss, ai loro occhi, era l’espressione. Anche questa, col senno di poi, può essere considerata una lettura profetica. Amendola esprimeva l’apprezzamento per la funzione di stabilizzazione esercitata dall’Urss nel contesto del bipolarismo, cioè una considerazione sulla politica di potenza sovietica, anche quando aveva ormai perso ogni illusione sul suo regime interno e non nutriva più speranze sulla sua riformabilità. E’ un fatto che l’Urss è crollata quando è fallita la sua politica di potenza, quando si è dimostrata incapace di reggere la sfida militare e tecnologica lanciata da Ronald Reagan e non è riuscita a imporre il suo ordine in Afghanistan. Non è facile ammetterlo, ma non è stata la carenza di democrazia a determinare il collasso del comunismo, bensì la sconfitta sul piano del potere. Il fatto che gli esponenti del dissenso democratico non abbiano avuto peso determinante né nella fase del crollo né in quella della ricostruzione del potere russo ne è una riprova.

Una lettura meno ideologica delle vicende del comunismo pone problemi sgradevoli anche ai sostenitori della forza ineluttabile della democrazia. Pensare che sia stato il deficit democratico a far crollare l’impero sovietico e a condurre alla trasformazione socialista o all’irrilevanza politica le forze comuniste nei paesi democratici è consolatorio, ma si può dubitare che sia vero. Il fallimento del “comunismo democratico”, illustrato anche da Guerra, che pure ci ha creduto, è un aspetto del fallimento del comunismo, ma è anche un segnale del fatto che la democrazia non ha una “storica” forza intrinseca, ineluttabile e invincibile, e che quindi anch’essa per affermarsi ha bisogno di una politica di potenza. Anche la rilettura della storia dei comunisti italiani, che insiste tanto sulla “diversità” del Pci e trascura le connessioni non ideologiche, ma politiche e di potere, con la madrepatria sovietica, rischia di essere fuorviante e idealistica. I comunisti in Italia hanno contato perché hanno saputo creare un loro sistema di potere e perché erano considerati gli alleati, e per certi aspetti i mandatari, di una grande potenza. Per questo hanno esercitato una funzione tanto rilevante, nel bene e nel male, nella storia del paese. Trascurare questi aspetti fondamentali e fondanti, per inseguire le chimere di una visione tutta ideologica della loro alterità rispetto alle questioni materiali del potere e dell’equilibrio delle forze, può apparire utile sul piano propagandistico, ma non aiuta a capire la realtà di un’esperienza che ha avuto tanto peso nella vicenda italiana e internazionale, e quindi a elaborarne criticamente il superamento.


Adriano Guerra
Comunismi e comunisti.
Dalle «svolte» di Togliatti e Stalin del 1944 al crollo del comunismo democratico

Dedalo - 2005 - euro 17,00 - pp. 348

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lunedì, 09 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, rassegna stampa
Ecco un bellissimo spunto per riflettere scritto da Wallace73 sul blog Non praevalebunt:
Della Finanziaria 2007 ciò che più colpisce è il carico ideologico che essa esprime. Leggendo i vari provvedimenti l’impressione che se ne trae è che con essa, più che un orientamento economico, si sia voluto imporre un certo modello di società. In un quadro di generale impoverimento, infatti, si è preferito colpire la parte più dinamica e produttiva del paese, quella per intenderci che produce e diffonde la propria ricchezza anche alle classi più disagiate, tutto a vantaggio di politiche di redistribuzione parassitaria delle risorse che finiranno per premiare i soliti noti.
Non è difficile prevedere che i provvedimenti contenuti nella manovra economica, più che avvantaggiare, finiranno per colpire pesantemente proprio coloro che invece si vorrebbe aiutare. Prova ne è, come ha scritto il prof. Luca Ricolfi in uno dei suoi ultimi interventi pubblicati su “La Stampa”, che la “più volte reclamizzata riforma dell'Irpef, presentata come grande operazione di solidarietà, equità, giustizia sociale (con relativa invocazione: che «i ricchi piangano»...), è poco più di un'operazione propagandistica, che sottovaluta intelligenza e capacità di discernimento dei cittadini. Mediamente la riforma Irpef toglie meno di 100 euro al mese ai contribuenti sopra i 2500 euro netti, per darne meno di 10 al mese a quelli che sono sotto i 2500. Le risorse così trasferite da un gruppo all'altro ammontano, più o meno, a 0,2 punti di Pil, e finiscono per essere sommerse dagli innumerevoli e ben più tangibili aumenti della pressione fiscale su famiglie e imprese, sia a livello centrale sia a livello locale (addizionali Irap-Irpef-Ici, tasse di scopo)”.
Se così è allora vien da chiedersi: a quali poveri si riferiscono gli estensori della legge Finanziaria quando illustrano i provvedimenti in essa contenuti, visto che la scure ideologica di questo governo si abbatte senza pietà anche su di loro e non risparmia nessuno?
Non risparmia nemmeno la Chiesa la quale, con un giochetto da maestri, si è vista aumentare ed estendere il pagamento dell’Ici per tutti i beni immobili da essa posseduti e, quindi, anche per quelli in cui, come asili, scuole, ospizi, orfanotrofi, oratori e case famiglia, si svolgono servizi indispensabili che il settore pubblico non è in grado di erogare e che la Chiesa invece svolge con pochi mezzi e grande impegno.
Sin qui niente di strano, o perlomeno c’è poco da stupirsi in quanto le prime avvisaglie di ciò che sarebbe accaduto, se a vincere le elezioni fosse stata l’Unione, si ebbero già nell’ottobre del 2005 allor quando la sinistra protestò vivacemente per la scelta del governo Berlusconi di estendere le agevolazioni previste per l’Ici a tutti gli immobili posseduti dalla Chiesa.
Ovviamente è del tutto legittimo ritenere la Chiesa foriera di privilegi e quindi farla pagare l’Ici per intero, ma questo all’opinione pubblica lo si deve dire in modo chiaro e trasparente e soprattutto senza ricorrere a beceri sotterfugi o a trucchi da quattro soldi quale è il combinato disposto tra il Decreto Bersani approvato in luglio, che prevede l'esenzione dell'Ici solo per quelle “attività che non abbiano esclusivamente natura commerciale", e il comma 6 dell’art. 5, contenuto nel Decreto Legge collegato alla Finanziaria recante "Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria", con il quale si obbliga a rivalutare “nella misura del 40 per cento le rendite catastali dei fabbricati classificati nel gruppo catastale B”.
Se proprio non si vuole che ad erogare servizi rivolti alla persona siano soggetti diversi dallo Stato, e in particolare la Chiesa cattolica, lo si deve dire senza giri di parole, anche perché è giusto che la gente sappia, ad esempio, che una simile scelta ideologica non solo peggiorerà la qualità dei servizi offerti, ma aumenterà, e notevolmente, i costi per l’intera società.
Capiamo le preoccupazioni di Romano, ma ormai al di là del Tevere hanno capito cos’è che più gli sta a cuore e non è certo né il bene comune, né la sua fede adulta.
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lunedì, 09 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni, commenti, famiglia, rassegna stampa, donna, ru486
Al direttore - Aprendo l’ennesimo pacchetto di sigarette, l’occhio è caduto sulla solita scritta malaugurante. Stavolta c’era scritto: “Fumare in gravidanza fa male al bambino”. Mi sono accorto che in quel testo sta scritto “bambino” e non feto o uno qualunque di quegli ignobili nomignoli che servono a negare l’esistenza di un bambino. Il fumo fa male al bambino. Ma tutto il resto, compreso estirparlo con un aspirapolvere fa bene? O hanno scritto “la cannula aspiratrice fa male al bambino” anche sugli attrezzi che si usano per far abortire?
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mercoledì, 04 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti
In campagna elettorale er mortadella ci aveva fatto un sacco di promesse, tra cui ricordiamo tutti quella di non aumentare le tasse. E invece eccoci qui, ci ha tirato subito una bastonata, anche se sarebbe più corretto dire che ha letteralmente rapinato gli italiani con una finanziaria che pensa solo ad aumentare le imposte invece di tagliare gli sprechi.
però il professore e il suo governo ora ci fanno l'ennesima promessa: tra due anni ci restituiranno i soldi che ci prendono adesso.
eh già, perchè siamo tutti così fessi da crederci. E' un po' come la balla sulla tassa di successione, che la pagheranno solo i ricchi, quelli che lasciano patrimoni di milioni di euri. Professore, racconti la verità, ci dica che ha reintrodotto la tassa di successione, cambiandogli però il nome, mettendo imposte anche sulla prima casa!!!
Professore, non capisco perchè c'è tutta questa necessità di mentire.
Forse perchè dicendo tutta la verità non avrebbe mai vinto le elezioni!?!
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martedì, 03 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni
Dopo aver fatto piangere l'italia con la finanziaria, l'unione vuole vietare agli italiani di sorridere con la satira. E' statto fatto un piccolo rap su l'intervento in parlamento di prodi. La sinistra si è indignata giudicando inammissibile e oltraggioso un fatto simile. Si è addirittura parlato di vilipendio alle istituzioni. Io penso che l'unica cosa di inammissibile sia questa polemica inutile. Forse alla sinistra italiana non piace più la satira? o forse si può scherzare solo quando non si prende di mira l'attuale maggioranza?
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giovedì, 14 settembre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, liberà

Magari qualcuno risponderà a queste mie domande:

Ma che fine hanno fatto le bandiere della pace?

Come mai su balconi italiani non sventola più la bandiera della pace?


L'altro giorno sono passato davanti alla festa de L'unità di milano e con immenso stupore ho notato che la bandiera della pace era stata ammainata anche li. Eppure lo scorso anno insiema alla bandiera rossa dei DS la bandiera arcobaleno spadroneggiava nella festa nazionale dei democratici di sinistra (perchè lo scorso anno la festa di milano era la festa nazionale de l'unità).
anche la festa "dell'umidità" ha tradito i pacifisti.
ma i pacifisti dove sono?
Eppure i nostri soldati sono partiti. Pattugliano il territorio (mica costruiscono acquedotti e ospedali). Pattugliare vuol dire azioni di guerra. E infatti ci sono regole di ingaggio. Come regole di ingaggio?!?!? Vuol dire che i nostri soldati in libano possono sparare come si fa nelle guerre normali?Ebbene si!!!
Già perchè da che mondo e mondo i soldati non sparano e da che mondo e modno i soldati non fanno la guerra!!!
ma i pacifisti non dicono niente. E pensare che i verdi hanno la bandiera della pace nel loro stemma elettorale.

Ma si sa che è arrivata la primavera, e così mentre prima le famiglie non arrivavano a fine mese e ora magicamente stanno tutti bene... allo stesso modo i soldati fino a qualche mese fa facevano la guerra, mentre ora fanno la pace!

A qualcuno viene il sospetto che i pacifisti non erano così pacifisti o che sono pacifisti quando gli fa comodo.
Ho sempre pensato che quello dei pacifisti fosse un motto demagogico e moralista, che con la pace non aveva nulla a che fare. La scomparsa di tutte le bandiere della pace alimente fortemente questa mia tesi.
Così provocatoriamente sono io che ora espongo la bandiera della pace, bandiera che ho sempre rifiutato e disprezzato. Questo non significa che io dsprezzo la pace, io voglio la pace, ma detto così non vuol dire niente, diciamo che non serve una bandiera per fare la pace e infatti chi esponeva quella bandiera ora appoggia la guerra!!!!

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martedì, 12 settembre 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni

Cazzarola, non mi ricordo dove avevo letto quell'articolo, forse sul corriere di ieri, ma dove cavolo l'ho messo?!?!
Rta un gran bell'articolo e ci tenevo a citarlo, perchè era il giorno giusto per citarlo. Già perchè ieri era l'11 Settembre, un giorno che nessuno dimentica, anche se l'orrore che abbiamo provato tutti tendiamo a dimenticarlo e invece che pensare alle vittime pensiamo ai colpevoli o pensiamo a inventarci nuovi colpevoli.
E' per questo che nel post precedente ho messo solo una foto, senza commento, perchè davanto all'11 settembre non bisognerebbe dire niente, perchè quel giorno nessuno voleva crederci, perchè quel giorno sembrava per tutti un incubo, dio mio, quanti morti.

Poi la memoria torna alle immagini dei palestinesi in festa e sotto sotto anche gli italici antiamericani si gongolavano, Già tutti quegli italici che hanno sempre odiato l'america e che dopo i primi momenti di orrore (perchè tutti hanno un cuore voglio sperare) hanno iniziato a dire che gli americani se lo meritavano... che se l'erano cercate.

Poi gli amanti della dietrologia hanno iniziato a dire che erano stati gli ebrei, che stranamente quel giorno nelle torri gemelle non era morto nessun ebreo. Chiaramente si trattava di una bufala, a parecchia gente ci ha creduto.

Poi è stata la volta del complotto. gli americani si sono attaccati da soli per poter fare la guerra aglia altri (lo diceva anche quel cacchio di documentario farheneit 9/11). Eh già perchè gli americani hanno bisogno di attaccarsi da soli per fare la guerra agli altri!

Poi c'è stata la teoria del pentagono, quella per cui nessun aereo lo avrebbe colpito... bla bla bla
tante grandi teorie, una bufala più grossa dell'altra, ma i percoroni , tutti i repressi antiamericani (per intendersi quelli che non hanno capito che la guerra fredda è finita da un pezzo e che l'URSS non esiste più, che il PCI filosovietico si è trasformato in DS...) sono stati pronti a crederci.
Io non ho nulla contro gli antiamericani, ognuno può pensare quello che vuole, ma almeno cerchiamo di non travisare i fatti, di piegare la storia in nome di una nostra turba mentale (perchè più che un pensiero, quello antiamericano è un ossessione, roba da pscihiatri!!!).

comunque questo cacchio di articolo era interessante, parlava di tutte queste teorie, parlava del padre di queste teorie, diceva di quanti cacchio di milioni di euri si era fatto inventandosi la balla del complotto americano per conquistare il medioriente, la balla dell'aereo fantasma sul pentagono...
L'articolo spiegava anche che i libri in cui si confutano queste teorie non hanno mai un successo pari ai "loro oppositori" e spiegava altrettanto chiaramente che la gente è più disposta a farsi imbambolare da tesi dietrologiche che dalla tesi ufficiale. C'era anche un link in cui c'erano tutti i documenti che confutavano le teorie denigratore della sciagura americana.
Vabbè... se qualcuno ha letto l'articolo sa di cosa sto parlando.. per gli altri vi suggerisco di sfogliare il corriere di ieri (era il corriere?!?), con l'ordine che c'è sulla mia scrivania e con la fedeltà che ho nel blog rischiate di perdervi quel bellissimo articolo.

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lunedì, 05 giugno 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, cronaca

E' stato nominato segretario alla Presidenza della Camera Sergio D'Elia, terrorista di Prima Linea condannato a trent'anni, ridotti poi a 25 in appello, per strage. Più pecisamente per un assalto a un carcere (1978) nel quale il poliziotto Fausto Dionisi rimase ucciso e altri rimasero feriti feriti.
A questo punto la domanda nasce spontanea: ma la sinistra dei moralmente superiori non ci aveva sbandierato per lungo periodo l'elenco dei parlamentari condannati in via definitiva. che fine ha fatto ora quell'elenco? Sono andato a ricercarlo, e l'ho trovato subito sul blog di beppe grillo. E' singolare vedere come i parlamentari presenti in quell'elenco siano dei bravi ragazzini, che i reati di cui si parli siano delle scioccheze a confronto di D'elia. Ma dai giustizialisti, dagli sbandieratori di quel documento non si odono voci!!!
Uno spulcia la cronaca recente e vede che D'Elia non ha scontto tutta la pena (sono stati scontati 18 anni) e che invece Ricucci è in galera perchè considerato dai giudici "socialmente pericoloso". La vera giustizia non è di questo mondo, ma questa è una presa per il culo della giustizia.
La sinistra italiana prima grazia Bompresi, poi nomina D'elia segretario alla presidenza della camera. Ma questi non sono delinquenti qualunque. Questi sono membri delle peggiori organizzazioni terroristi che che il sesantotto italiano ricordi, quelli che gettarono il paese negli anni di piombo.

Ma questi sono commenti e considerazioni personali. Mi sembra doveroso però riportare il commento di Mariella Maggi, vedova del poliziotto ucciso: «Di una cosa sono certa: il “fine pena mai”, la formula usata nei processi per indicare l'ergastolo, l'ha preso solo mio marito e non i terroristi. Sono amareggiata, ferita e umiliata».

Ma cos'era Prima Linea?
Ho fatto un po' di ricerche in rete, giusto per informarmi un po'. Tutti racconti raccapriccianti. Ho deciso di riportare la definizione della wikipedia, enciclopedia on line molto cara agli amici di sinistra, per evitare banali accuse di partigianeria:
Prima Linea è stata un' importante formazione terroristica italiana formatasi in Lombardia nell'autunno del 1976. Per numero di aderenti e di azioni armate è stata seconda in Italia solo alle Brigate Rosse.
Non so quanti delitti siano attribuiti a questa organizzazione. Qui non parliamo di dilettanti, parliamo di assassini e terroristi veri e propri, gente che non esitava ad ammazzare cittadini comuni rei di aver riconosciuto e fatto arrestare un membro della loro organizzazione.

Natale D'Amico (Ulivo), segretario di presidenza del Senato commenta così la vicenda: «Sergio D'Elia trent'anni fa fece parte di Prima Linea. Non sparò a nessuno, non si macchiò di crimini di sangue. Scontò dodici anni di galera. Vent'anni fa, pubblicamente, scelse la non violenza. E da allora l'ha praticata in una lotta politica i cui meriti non possono

Quando D'Elia scelse la non violenza era ormai stato arrestato, non è un pentito, uno che si è tirato in dietro. E' uno che scelse la nonviolenza solo perchè era in carcere. Poi se sfogliamo i giornali vediamo che non solo D'Elia si macchiò dell'omicidio di Dionisi, ma che fu coinvolto anche in altri assassinii. Il sensatore D'amico ci racconta la favola del terrorista buono, dell'assassino che non ammazza, mentre i suio compagni di schieramento sono impegnati a raccontarci che Cuffaro è mafioso anche se non è stato ancora condannato, oppure che andreotti è un mafioso anche se è stato assolto. D'Elia e Bompresi sono stati giudicati colpevoli dalla magistratura, ma per la sinistra italiana sono dei bravi ragazzi.
L'Unione è proprio uno schieramento eterogeneo, cattolici, comunisti, statalisti, liberali, giudici e terroristi. Manca qualcuno?

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