venerdì, 02 marzo 2007 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, società, liberà

Scusate ma sono leggermente incazzato con il ministro bersani e con le sue liberalizzazioni. Non faccio parte di nessuna lobby...  Nessun benzinaio, farmacista, stassista... in famiglia.
Sono solo un cliente di 3, il egstore di telefonia. Pochi giorni fa sono stato avvisato dalla mia compagnia telefonica che non potevo più usufruire delle ricariche power a norma del Decreto BErsani.
Il famoso decreto che abolisce i costi di ricarica, peccato che io non li ho mai pagati, comprevo una ricarica da 20 euro al mese e la tre mi ricaricava per 25 euro, altro che costi di ricarica, mi regalavano 5 euro di traffico. E il regalo era esponenziale, più caricavi più ti regalavano. Se facevi una ricarica da 60 euri te ne venivano accreditati 90.

Da oggi tutto questo non è più possibile, grazie alla scelta del ministro bersani.

Non mi interessa che tim, vodafone e wind facevano pagare le ricariche. Il mercato è libero e a costo zero tutti i loro clienti potevano scegliere l'operatore più conveniente.
E' la legge di mercato sono i clienti a decidere dove spendere i loro soldi, nessuno ha mai obbligato qualcuno ad essere cliente di tim, vodafone e wind.
Questo gioco mi costa almeno 5 euro al mese... grazie Bersani, io non ho lo stipendio da ministro come lei, sono uno studente che "arranca" per arivare alla fine del mese!

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giovedì, 14 settembre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, liberà

Magari qualcuno risponderà a queste mie domande:

Ma che fine hanno fatto le bandiere della pace?

Come mai su balconi italiani non sventola più la bandiera della pace?


L'altro giorno sono passato davanti alla festa de L'unità di milano e con immenso stupore ho notato che la bandiera della pace era stata ammainata anche li. Eppure lo scorso anno insiema alla bandiera rossa dei DS la bandiera arcobaleno spadroneggiava nella festa nazionale dei democratici di sinistra (perchè lo scorso anno la festa di milano era la festa nazionale de l'unità).
anche la festa "dell'umidità" ha tradito i pacifisti.
ma i pacifisti dove sono?
Eppure i nostri soldati sono partiti. Pattugliano il territorio (mica costruiscono acquedotti e ospedali). Pattugliare vuol dire azioni di guerra. E infatti ci sono regole di ingaggio. Come regole di ingaggio?!?!? Vuol dire che i nostri soldati in libano possono sparare come si fa nelle guerre normali?Ebbene si!!!
Già perchè da che mondo e mondo i soldati non sparano e da che mondo e modno i soldati non fanno la guerra!!!
ma i pacifisti non dicono niente. E pensare che i verdi hanno la bandiera della pace nel loro stemma elettorale.

Ma si sa che è arrivata la primavera, e così mentre prima le famiglie non arrivavano a fine mese e ora magicamente stanno tutti bene... allo stesso modo i soldati fino a qualche mese fa facevano la guerra, mentre ora fanno la pace!

A qualcuno viene il sospetto che i pacifisti non erano così pacifisti o che sono pacifisti quando gli fa comodo.
Ho sempre pensato che quello dei pacifisti fosse un motto demagogico e moralista, che con la pace non aveva nulla a che fare. La scomparsa di tutte le bandiere della pace alimente fortemente questa mia tesi.
Così provocatoriamente sono io che ora espongo la bandiera della pace, bandiera che ho sempre rifiutato e disprezzato. Questo non significa che io dsprezzo la pace, io voglio la pace, ma detto così non vuol dire niente, diciamo che non serve una bandiera per fare la pace e infatti chi esponeva quella bandiera ora appoggia la guerra!!!!

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lunedì, 20 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, famiglia, rassegna stampa, donna, società, liberà
Divorzio lampo, un successo?
Più che raddoppiate le domande di divorzio in Spagna dopo la nuova legge

Nel luglio scorso il governo socialista spagnolo ha introdotto una nuova normativa sul divorzio, che da allora è consentito senza previa separazione e alla sola condizione che le nozze siano state celebrate da tre mesi. Si tratta di una norma simile a quella che la Rosa nel pugno vorrebbe introdurre in Italia, e anche per questo può essere interessante esaminare che effetti abbia avuto in Spagna. Le domande di divorzio, che nel primo semestre del 2005, quando vigeva ancora la vecchia normativa, erano state circa 27 mila, nel semestre successivo sono cresciute fino a 60 mila, sono cioè più che raddoppiate. Le separazioni, contemporaneamente, sono diminuite, ma solo di un terzo. Si dirà che la legislazione non fa che rispecchiare una crisi della famiglia, che è quindi indipendente dalle scelte politiche, ma in realtà non è proprio così. Tra le ragioni che concorrono a rafforzare o, al contrario, a indebolire la stabilità della famiglia c’è la considerazione che quell’istituto basilare riceve dalla società. Se il giuramento di fedeltà reciproca “finché morte non ci separi”, che è pronunciato sia nei matrimoni civili sia in quelli religiosi, viene considerato una barzelletta, gli effetti non si fanno aspettare. Se il matrimonio, che ha nella sua natura la finalità della riproduzione, viene equiparato alla convivenza tra persone dello stesso sesso, come accade in Spagna, finisce con lo svalutarsi. Ora la formula matrimoniale spagnola dovrebbe essere trasformata nell’impegno a restare insieme per una stagione, visto che dopo dodici settimane può essere tranquillamente sciolto. Le associazioni femministe spagnole, che hanno applaudito a tutte le leggi che disgregano la famiglia, contemporaneamente denunciano l’aggravamento della condizione di disparità della donna, che percepisce mediamente retribuzioni inferiori del 40 per cento. Questo significa che sono ancora le donne la parte più debole, che subisce il danno maggiore dalla distruzione dei vincoli familiari. Ma queste femministe, a quanto pare, non sanno fare due più due.
(18/03/2006)
Fonte
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venerdì, 03 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, storia, società, liberà

Il signor Diliberto ha dichiarato che Berlusconi è andato a stringere al amno insanguinata degli americani.
E' la sua opinione, non mi metto nemmeno a discuterla.
Vorrei ricordargli però che il simbolo del suo partito è la falce e il martello su campo rosso. Sarebbe il caso di ricorsdare a diliberto che quella è la badiera dell'unione delle repubbliche socieliste sovietiche (URSS), utilizzato anche come simbolo dell'internazionale comunista che se non ricordo male aveva l'obbiettivo di diffondere il comunismo sovietico nel mondo.
Se non ricordo male in Unione Sovietica si è visto scorrere parecchio sangue, non mi sembra bello proporre continuamente un simbolo di morte!


Un po' di storia:

Cos'è il Comintern o internazionale comunista?
Comintern è il termine con cui si indica la Terza Internazionale o Internazionale Comunista (1919,1943), ovvero l'organizzazione internazionale dei partiti comunisti. Fu fondata per iniziativa dei bolscevichi russi (non prpriamente dei santi) dopo il fallimento della seconda internazionale, scioltasi allo scoppio della prima guerra mondiale. Il Comintern nasce a Mosca nel marzo 1919, con lo scopo di sostenere il governo sovietico e favorire la formazione di partiti comunisti in tutto il mondo. Da qui prenderà le mosse il partito comunista italiano!
fonte di quanto appena scritto è la wikipedia 

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giovedì, 02 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, liberà

Guzzanti : Berlusconi in Usa

Quando sono uscito dal Palazzo delle Commissioni dove avevo illustrato la
relazione sul caso Mitrokhin, era troppo tardi per assistere in diretta al
discorso del Presidente del Consiglio di fronte al Congresso degli Stati
Uniti d¹America. Sono però riuscito a vederlo nella replica. Ma prima che le
telecamere mostrassero un Silvio Berlusconi che non riesce a frenare gli
applausi di benvenuto prima ancora di parlare, avevo dato un¹occhiata alle
reazioni politiche sulle agenzie di stampa. E le reazioni erano le più
bieche e le più ovvie: la sinistra italiana esprimeva soltanto furia e
livido rancore.

Le immagini spiegavano del resto molto bene perché gli esponenti della
sinistra fossero fuori di sé: non tanto perché il Congresso americano aveva
invitato solennemente Silvio Berlusconi a parlare (l¹ultimo italiano prima
di lui fu Craxi) ma perché Berlusconi ha saputo onorare in maniera evidente
quel privilegio. Tutta la classe politica americana seduta in quell¹aula
onorava a sua volta il messaggio di amicizia e fermezza di un leader che,
come aveva ricordato il giorno prima Bush, sa anche dire di no, ma lo fa
senza barare.

L¹Italia che ieri veniva applaudita a Washington è quella che ha saputo
svincolarsi dal direttorio franco tedesco, tanto rimpianto dal centro
sinistra. Ed è quella profondamente europea che riaggancia la Federazione
Russa prima che il baricentro di quel grande Paese lo trascini verso la
Cina. Un¹Italia che ha i suoi soldati impegnati in molti angoli della terra
e il cui Primo ministro sa parlare agli americani in buon inglese provocando
molte standing ovations.

Sarebbe un grande successo riconosciuto da tutti, se fossimo in un altro
Paese. Ma non siamo in un altro Paese. Siamo nell¹Italia dominata
dall¹arroganza delle sinistre. In nessun altro Paese l¹opposizione avrebbe
sbranato il Primo ministro per essere stato troppo bravo, per aver fatto una
eccellente figura personale e averla fatta fare all¹intera nazione. Soltanto
in Italia si può assistere ad una tale imbarazzante assenza di dignità. Qui
si può. E infatti qui la rabbia delle sinistre italiane, salve poche
eccezioni, si spiega soltanto con il miserabile calcolo di bottega secondo
cui ciò che oggi fa bene all¹Italia, fa però male alle schede elettorali di
questi signori incapaci persino di fingere per decenza di condividere il
civile elogio al debito d¹onore che lega gli italiani ai poveri ragazzi
degli Stati Uniti finiti nei nostri cimiteri dopo averci liberato dal
nazismo e dal fascismo. E poi certamente provoca una profonda frustrazione a
sinistra il fatto che Berlusconi abbia dichiarato l¹impossibilità di avere
³due Occidenti² diversi e separati, Europa e America, che è invece il sogno
segreto di tutti i nemici della democrazia in Italia e in Europa. Così come
li manda forse in bestia sentir dire (e veder confermare dagli applausi
commossi e convinti dei Congressmen americani) che la  nuova frontiera della
libertà è anche il nuovo diritto civile: il diritto ad essere liberati dalla
paura, con tutte le implicazioni di fermezza e responsabilità che comporta.

L¹Italia ha oggi un ruolo centrale nella politica estera mondiale e che ce
l¹ha anche per quello che Graham Green chiamò ³il fattore umano²: un fattore
che dipende dall¹abilità di una singola persona di allacciare rapporti umani
che si trasformano in relazioni politiche, in sicurezza e benessere.

La sinistra italiana ieri ha sostenuto che si dovrebbe applicare la ridicola
³par condicio² alle relazioni internazionali. Non scherzavano. L¹unica loro
preoccupazione è impedire che gli italiani possano vedere e sentire
Berlusconi sull¹onda del successo. Li fa impazzire. E lì comincia e lì
finisce la loro visione del mondo.
Paolo Guzzanti
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sabato, 25 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, rassegna stampa, liberà

Proseguo nelle mie citazioni, la fonte oggi però non è il solito foglio. Oggi voglio citare un bloger: Tony Siino che in data 14 febbraio 2006 ha pubblicato sul suo blog questo articolo, dicendo che è la risposta ai 10 miti che contribuiscono ad a tenere vivo il culto di Guevara.

L'ultima volta che ho visitato il Museo d'Arte Moderna a New York uno studente americano che indossava una maglietta di Che Guevara e un berretto ha attirato il mio sguardo (il fatto che Nicole Kidman sia entrata proprio in quel momento potrebbe avere qualcosa a che fare con il fatto che mi sia accorto di lui). Gli ho chiesto gentilmente che cosa esattamente avesse ammirato così tanto di quell'uomo. Ecco le dieci ragioni che ha menzionato e le mie risposte.


  1. ERA CONTRARIO AL CAPITALISMO
    In effetti Guevara era per un capitalismo di stato. Si oppose al sistema salariale dell'"appropriazione del plusvalore" (nel gergo marxista) solo quando questo andava alle imprese private. Ma lui mutò l'"appropriazione del plusvalore dei lavoratori" in un sistema di stato. Un esempio di ciò è riscontrabile nei campi di lavori forzati che appoggiò, a partire da Guanahacabibes nel 1961.
  2. HA RESO CUBA INDIPENDENTE
    In realtà ha permesso la colonizzazione di Cuba da parte di un potere straniero. È stato strumento della trasformazione di Cuba in una temporanea testa di ponte del potere nucleare sovietico (firmò gli accordi di Yalta). Come responsabile per l'"industrializzazione" di Cuba fallì non arrestando la dipendenza del paese dallo zucchero.
  3. HA COMBATTUTO PER LA GIUSTIZIA SOCIALE
    In realtà ha contribuito alla rovina dell'economia distraendo risorse alle industrie che poi fallirono e ridussero la raccolta dello zucchero, sostegno di Cuba, della metà in due anni. Il razionamento iniziò sotto la sua amministrazione dell'economia dell'isola.
  4. SI OPPOSE A MOSCA
    In realtà ha obbedito a Mosca finché Mosca decise di chiedere qualcosa in cambio dei suoi massicci trasferimenti di denaro all'Havana. Nel 1965 criticò il Cremlino poiché aveva adottato ciò che lui chiamò "legge del valore". Quindi si rivolse alla Cina alla vigilia della Rivoluzione Culturale, uno degli orrori del ventesimo secolo. Scambiò semplicemente alleanze nel campo totalitario.
  5. SI UNÌ AI CONTADINI
    In realtà morì proprio perché non si unì mai a loro. «Le masse contadine non ci sostengono affatto», scrisse nel suo diario boliviano prima di essere catturato, un modo adatto per descrivere il suo viaggio attraverso la Bolivia tentando di sollevare una rivoluzione che non avrebbe potuto neanche annoverare l'aiuto dei comunisti boliviani (che erano realisticamente abbastanza per notare che i contadini non volevano la rivoluzione del 1967; ne avevano già fatta una nel 1952).
  6. È STATO GENIO DELLA GUERRIGLIA
    Fatta eccezione per Cuba, ogni episodio di guerriglia a cui collaborò fallì miseramente. Dopo il trionfo della rivoluzione cubana Guevara creò eserciti rivoluzionari in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, a Panama e ad Haiti e tutti vennero schiacciati. Infine convinse Jorge Ricardo Masetti a guidare un'incursione fatale in quel paese dalla Bolivia. Il ruolo di Guevara del Congo del 1965 fu tragicomico. Si alleò con Pierre Mulele e Laurent Kabila, due macellai, ma si impelagò in molti disaccordi con loro e le relazioni tra il cubano e i combattenti congolesi furono così tese che dovette fuggire. Infine, la sua incursione in Bolivia terminò con la sua morte, che i suoi seguaci commemorano questa domenica.
  7. HA RISPETTATO LA DIGNITÀ UMANA
    In realtà ebbe l'abitudine di appropriarsi delle cose altrui. Incitò i suoi seguaci a svaligiare le banche («Le masse combattenti concordano di svaligiare le banche perché nessuno tra loro vi ha un penny») e nonappena il regime di Batista cadde occupò una residenza e se ne appropriò: un eminente caso di rapido dominio rivoluzionario.
  8. LE SUE AVVENTURE FURONO UNA CELEBRAZIONE DELLA VITA
    Invece furono un'orgia di morte. Giustiziò molti innocenti a Santa Clara, nella parte centrale di Cuba, dove stazionava la sua colonna nell'ultima parte della lotta armata. Dopo il trionfo della rivoluzione tenne la prigione de "La Cabaña" per sei mesi. Ordinò l'esecuzione di centinaia di prigionieri che in precedenza erano stati uomini di Batista, di giornalisti, di uomini d'affari e di altri. Alcuni testimoni, tra cui Javier Arzuaga, che era il cappellano de "La Cabaña", e José Vilasuso, che era un membro del corpo che si occupava del giudizio sommario, mi hanno recentemente affidato le loro dolorose testimonianze.
  9. ERA UN VISIONARIO
    La sua visione dell'America Latina era alquanto sfocata. Si consideri, ad esempio, il suo punto di vista relativo al fatto che la guerriglia doveva svolgersi nelle campagne perché era lì che vivevano le masse combattenti. In verità gia dagli anni '60 la maggior parte dei contadini abbandonarono pacificamente le campagne in parte a causa del fallimento della riforma terriera, che ostacolò lo sviluppo di un'agricoltura basata sulla proprietà e di economie di scala con regolamentazioni assurde col divieto di qualsiasi sorta di disposizioni dei privati.
  10. DICEVA IL GIUSTO SUGLI STATI UNITI
    Aveva predetto che Cuba avrebbe superato il PIL pro capite degli Stati Uniti nel 1980. Oggi l'economia di Cuba può a mala pena sopravvivere grazie all'aiuto del petrolio venezuelano (circa 100.000 barili al giorno), una forma di elemosina internazionale che non dice nulla di buono sulla dignità del regime.

Traduzione di un articolo di Alvaro Vargas Llosa, Senior Fellow e direttore del Center on Global Prosperity presso The Independent Institute. Sul tema si legga anche The Killing Machine: Che Guevara, from Communist Firebrand to Capitalist Brand (in inglese).

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mercoledì, 22 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : commenti, esteri, vignette, islam, liberà

SINDROME DI STOCCOLMA

di Angelo Pane Bianco

 

 

la via pericolosa dell'Islam e i nostri silenzi di Ernesto Galli Della Loggia
 

 

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domenica, 12 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, esteri, vignette, islam, società, liberà

Lo scandalo delle vignette

Mi associo alla domanda posta da mauro de zordo sul suo blog: Ma i musulmani non erano permalosi?

la domanda sorge spontanea dopo aver letto quanto riportato sul blog dei fantastici quattro a riguardo delle vignette pubblicate dai giornali danesi che hanno suscitato tutto questo polverone nel mondo arabo-islamico!

Infatti a quanto pare le vignette incriminate erano state pubblicate da un giornale egiziano in ottobre. Il tutto è stato confermato dall'ambasciatore danese in egitto.

A questo punto sembrano accreditarsi le tesi di chi ha sostenuto che la protesta è stata intelligentemente orchestrata. Come mai le stesse vignette pubblicate da un giornale egiziano non hanno portato alla grande protesta? per il pubblico di lingua araba sarebbe più facile e più naturale entrare in contatto con una testata giornalistica egiziana piuttosto che con una danese. ma a quanto pare nessun islamico che ha partecipato alla protesta aveva letto il quotidiano egiziano, mentre tutti avevano letto quello danese.

Chi ha architettato tutto questo (su qualche quotidiano è anche apparso il nome!) è stato molto abile. Soprattutto perchè difficilmente passerà sui telegiornali una notizia come questa.

Buoni e tolleranti si, ma ad essere presi per i fondelli io non ci sto!!

Da macchianera ho invece tratto le vignette incriminate:

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sabato, 11 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, scuola, giustizia, educazione, liberà

Libertà di scelta: le contraddizioni della Bonino sulla libertà educativa.

Mi piacerebbe molto parlare con emma bonino (o con i radicali in genre) per capire ogni tanto inc he modo ragionino. si sono sempre schierati per il liberismo e per la libertà di scelta: eutanasia, droga, aborto...

predicano la libertà di scelta in tutti i campi ma non nel campo educativo! perchè?!?

Mi sembra una contraddizione!

Chiedono che un genitore sia libero di staccare la spina alle macchine che mantengono in vita il proprio figlio, ma gli stessi genitori non hanno il diritto di scegliere dove mandarlo a scuola. Mi sembra una cosa così assurda!!

Checcè ne pensi la maggioranza, il dibattito tra scuola privata e scuola statale è un dibattito sulla scelta. a me non interessa stabilire quale sia la migliore, anzi non me ne frega prorprio niente, perchè questo giudizio non può essere svolto a priori da nessuno se non dai genitori, che devono scegliere liberamente, liberi anche da qualsiasi vincolo economico (che spesso è l'ostacolo più grande), in quale istituto iscrivere il figlio. e' naturale che ogni genitore vuole il meglio per il figlio, e quindi mi sembra normale che il genitore voglia isciverlo nella scuola che lui erputerà migliore. E' una sacrosanta scelta che spetta esclusivamente al genitore e a nessun altro!

La nostra costituzione garantisce la libertà educativa. porre dei limite economici (perchè non tutti possono permettersi di pagare una retta) significa limitare quella libertà! E' per questo che trovo legittimo e doveroso che lo stato intervenga ad eliminare questi ostacoli economici, sostenendo le famiglie che non possono permettersi di pagare la retta.

E' un problema spinoso, con mille risvolti su cui sorvolo in questo momento. Mi permetto però di anticipare qualche critica; infatti qualcuno penserà: ma così tolgo i soldi alla scuola di stato e la indebolisco. A cosa serve la scuola di stato? A quale esigenza della socetà risponde?

La scuola di stato nasce per lesigenza di daer un'istruzione di massa, per garantire questo diritto a tutti (prima andava ascuola solo chi poteva permetterselo). Ora che questo diritto è stato garantito, possiamo garantire anche il diritto alla libertà di scelta educativa?

lo stato può assolvere benissimo il suo compito di garante dell'istruzione, finanziando direttamente le famiglie, che poi liberamente sceglieranno dove spendere i soldi che gli da lo stato (o nella scuola privata o nella scuola pubblica), creando così un regime concorrenziale che tende ad un miglioramente del servizio.

Inoltre bisogna calcolare che gli studenti hanno un costo fisso per lo stato, cioè ogni studente costo alla scuola statale un tot di euro (una quota che si aggira inorno agli 8.000€ annui per studente): inevece di dare quei soldi alla struttura scuola statale li si dallo alle famiglie che sceglieranno dove spenderli (ndr un dato interesante è quello che la retta annua di una scuola privata è inferiore al costo per singolo studente nella scuola statale, cioè se vai alla privata allo stato costi meno, e quindi risparmia!!). Così è garntito sia il diritto all'istruzione che la libertà di educazione! Non si toglie fondi a nessuno, si spendono solo in modo diverso!!! certo si aprirebbe il problema di standard qualitativi: la scuola privata (come quella statale) doverbbe avere degli standard minimi a cui adattarsi, con un attività severa di controllo... ma questo è tutto un altro discorso!

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