giovedì, 06 aprile 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, giustizia, cronaca

Nessuno mette in discussione la libertà di Prodi di poter rifiutare un confronto. Che questo però non sia d'ostacolo alla libertà degli altri candidati di andare in televisione ad esprimersi. Prima è stato imbavagliato Berlusconi, poi per continuare l'opera si è imbavagliato anche chi aveva deciso di partecipare ad un faccia a faccia a Matrix programmato da tempo.
Non saremo tutti coglioni ma non siamo neanche poi così pirla!
Mi associo alla protesta di Ferrara, proponendo a tutti di aderire inserendo questa foto nel propio blog.

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giovedì, 02 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, giustizia, rassegna stampa

Prima di proporvi la lettura dell'articolo di Sergio Romano volevo sottoporre una mia piccola riflessione. E' vero che la magistratura è un potere indipendente dello stato e che tale deve rimanere. E' vero anche che gli altri poteri dello stato hanno intrinseca la loro indipendenza. Compito compito della magistratura è di applicare leleggi dello stato nelle aule di tribunale, di giudicare nei procesi, ma non sull'operato del governo o del parlamento (altri due poteri dello stato). E così è illoegittimo lo sciopero dei magistrati contro una decisione del parlamento esempio riforma della giustizia), perchè è lo sciopero contro il libero esercizio del potere legislativo. Ai magistrati non spetta commentare le leggi, devono solo applicarle, se i magistrati vogliono scrivere le leggi, hanno semplicemente sbagliato mestiere.
Vivaimo in un paese dove la magistratura ha inciso pesantemente sulla vita politica: pensiamo a tangentopoli. Con quell'inchiesta è cambiata l'intera classe politica, (ndr senza quell'operazione giudiziaria i DS non sarebbero mai andati al governo) tutto giustissimo, tutto legittimo, però puzza un po' di bruciato che il procaratore capo dell'ufficio giudiziari simbolo dell'inchiesta mani pulite si candidi con una parte politica.
vi lascio alla lettura dell'articolo

L'invito ai magistrati, che il presidente della Repubblica ha inserito nel suo intervento al congresso della loro associazione, raggiunge il Paese insieme a una dichiarazione polemica del presidente della Cassazione contro Berlusconi: una coincidenza che suggerisce qualche amara considerazione sullo stato della giustizia e sui rapporti della magistratura con il potere politico.

Quando afferma, agli inizi della campagna elettorale, che l'indipendenza di un giudice o di un procuratore deve anche «apparire» tale, Ciampi affronta indirettamente il problema delle loro candidature nelle elezioni politiche e della loro cooptazione in incarichi di governo nazionale o locale. Non basta avere applicato scrupolosamente la legge e agito con impeccabile rigore professionale. Occorre che una scelta politica, anche quando è fatta alla fine della carriera, non proietti un'ombra sull'imparzialità del magistrato nel corso della sua vita professionale.

Suppongo che molti membri dell'Anm vedano in questo principio una diminuzione dei loro diritti civili. Molti di essi si sono espressi in questi termini anche quando sono stati criticati per avere partecipato a convegni, scritto libri o articoli, espresso giudizi sulla politica del governo o partecipato a pubbliche manifestazioni. Sostengono di essere cittadini. Affermano di essere perfettamente capaci di separare l'esercizio della professione dal loro impegno civile. E rifiutano di essere soggetti a quella che molti di essi considerano un'intollerabile servitù. Ma non sembrano rendersi conto che il mestiere dei giudici (e, in mancanza di una netta separazione delle carriere, anche quello dei procuratori) ha bisogno, per essere esercitato con successo, di un bene immateriale: la fiducia dei cittadini. Le indagini, i rinvii a giudizio, le ordinanze e le sentenze non sono mai la semplice e automatica conseguenza di una norma. Non avremmo appelli, revisioni e giudizi in Cassazione se l'applicazione della legge non fosse soggetta all'interpretazione del magistrato e se questa interpretazione non fosse inevitabilmente il risultato della sua cultura, della sua formazione personale, delle sue inclinazioni ideologiche. Dietro ogni atto di giustizia vi sono sempre un uomo o una donna con le sue passioni e le sue preferenze. Ma un magistrato che si esprime nella vita pubblica come cittadino e come elettore perde una parte della sua autorità morale. Se vuole essere rispettato deve rinunciare ad alcune facoltà e licenze, deve essere magistrato anche quando non tratta gli affari della giustizia.

So che questi precetti si scontrano con le condizioni italiane degli ultimi decenni. In tre occasioni (terrorismo, mafia, corruzione) i magistrati sono stati chiamati a sostituire la classe politica. Negli anni della guerra fredda hanno creato associazioni e correnti con forti matrici ideologiche. Dopo l'ingresso di Berlusconi in politica sono diventati, anche quando non lo desideravano, una variabile nella battaglia per il governo del Paese. Attaccati, hanno reagito come parte in causa e, talvolta, come un contropotere. Ne sono una dimostrazione le parole tutt'altro che pacate con cui il presidente della Cassazione ha reagito alle dichiarazioni di Berlusconi sul ruolo dei magistrati negli scandali bancari. Può darsi che in alcune circostanze abbiano ragione. Ma debbono chiedersi, nell'interesse generale, se e quanto la loro sovraesposizione abbia contribuito al clima infuocato del Paese. Apparire indipendenti, secondo il monito di Ciampi, significa uscire dalla mischia e parlare soltanto nei tribunali: un passo che gioverebbe alla loro autorità e all'Italia.
25 febbraio 2006

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sabato, 11 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, scuola, giustizia, educazione, liberà

Libertà di scelta: le contraddizioni della Bonino sulla libertà educativa.

Mi piacerebbe molto parlare con emma bonino (o con i radicali in genre) per capire ogni tanto inc he modo ragionino. si sono sempre schierati per il liberismo e per la libertà di scelta: eutanasia, droga, aborto...

predicano la libertà di scelta in tutti i campi ma non nel campo educativo! perchè?!?

Mi sembra una contraddizione!

Chiedono che un genitore sia libero di staccare la spina alle macchine che mantengono in vita il proprio figlio, ma gli stessi genitori non hanno il diritto di scegliere dove mandarlo a scuola. Mi sembra una cosa così assurda!!

Checcè ne pensi la maggioranza, il dibattito tra scuola privata e scuola statale è un dibattito sulla scelta. a me non interessa stabilire quale sia la migliore, anzi non me ne frega prorprio niente, perchè questo giudizio non può essere svolto a priori da nessuno se non dai genitori, che devono scegliere liberamente, liberi anche da qualsiasi vincolo economico (che spesso è l'ostacolo più grande), in quale istituto iscrivere il figlio. e' naturale che ogni genitore vuole il meglio per il figlio, e quindi mi sembra normale che il genitore voglia isciverlo nella scuola che lui erputerà migliore. E' una sacrosanta scelta che spetta esclusivamente al genitore e a nessun altro!

La nostra costituzione garantisce la libertà educativa. porre dei limite economici (perchè non tutti possono permettersi di pagare una retta) significa limitare quella libertà! E' per questo che trovo legittimo e doveroso che lo stato intervenga ad eliminare questi ostacoli economici, sostenendo le famiglie che non possono permettersi di pagare la retta.

E' un problema spinoso, con mille risvolti su cui sorvolo in questo momento. Mi permetto però di anticipare qualche critica; infatti qualcuno penserà: ma così tolgo i soldi alla scuola di stato e la indebolisco. A cosa serve la scuola di stato? A quale esigenza della socetà risponde?

La scuola di stato nasce per lesigenza di daer un'istruzione di massa, per garantire questo diritto a tutti (prima andava ascuola solo chi poteva permetterselo). Ora che questo diritto è stato garantito, possiamo garantire anche il diritto alla libertà di scelta educativa?

lo stato può assolvere benissimo il suo compito di garante dell'istruzione, finanziando direttamente le famiglie, che poi liberamente sceglieranno dove spendere i soldi che gli da lo stato (o nella scuola privata o nella scuola pubblica), creando così un regime concorrenziale che tende ad un miglioramente del servizio.

Inoltre bisogna calcolare che gli studenti hanno un costo fisso per lo stato, cioè ogni studente costo alla scuola statale un tot di euro (una quota che si aggira inorno agli 8.000€ annui per studente): inevece di dare quei soldi alla struttura scuola statale li si dallo alle famiglie che sceglieranno dove spenderli (ndr un dato interesante è quello che la retta annua di una scuola privata è inferiore al costo per singolo studente nella scuola statale, cioè se vai alla privata allo stato costi meno, e quindi risparmia!!). Così è garntito sia il diritto all'istruzione che la libertà di educazione! Non si toglie fondi a nessuno, si spendono solo in modo diverso!!! certo si aprirebbe il problema di standard qualitativi: la scuola privata (come quella statale) doverbbe avere degli standard minimi a cui adattarsi, con un attività severa di controllo... ma questo è tutto un altro discorso!

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giovedì, 09 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, commenti, esteri, vignette, giustizia, islam, società

Partecipa anche te

alla fantastica iniziativa:

Non si può non prendere parte ad una vicenda simile, che non capisce è perchè forse ha i paraocchi, si è letto di tutto, si è visto di tutto...

Sinceramente non è una questione di tolleranza o meglio lo è, ma non siamo noi che dobbiamo essere tolleranti!

è di pochi giorni fa la notizia che due giocatori brasiliani che si sono recati a la mecca per una partita di pallone del loro club, sono stati cacciati dall'albergo in piena notte perchè agli infedeli non è concesso entrare nella città sacra. La società è stata retrocessa, i dirigenti squalificatie in più sono partite sonore multe....
Nel frattempo venivano bruciate bandiere, assalti alle ambasciate, un prete ucciso... tutto per una vignetta, quando poi oggi (9 febbraio) vai a vedere che un quotidiano italiano ti pubblica le loro di vignette...
Io applicherei il principio costituzionale della reciprocità: l'italia garantisce ai cittadini stranieri diritti civili a condizione di reciprocità, cioè ti garantisco tutti i diritti che tu garantisci a me...

Va bene essere ospitali, ma ad fare la parte del fesso io non ci sto!!!

A tal proposito vi propongo questo trafiletto:

"Sono cinque giorni che ci svegliamo e mangiamo burro, beviamo latte crudo, o se no ce lo ciucciamo condensato, sbattiamo uova, affettiamo lardo, trangugiamo birra, in famiglia ci facciamo chiamare un giorno Gutland, un altro Svend, il giorno appresso Arold, poi se di là ti urlano: sei ancora in casa?, rispondiamo di esserci o non esserci. E il nervosismo monta. Cinque giorni che leggiamo Kristensen, poi leggiamo Beggesen, poi leggiamo Andersen. Leggiamo tanto di quell’Andersen che ormai Franca ci fa: “Pongiorno caro, sono la tua Gretel”. Cinque giorni che cerchiamo del marcio, e ci hanno detto che c’è. Cinque giorni di pesci del Baltico. Cinque giorni che intoniamo “Splendida, splendida Copenhagen”, poi sfrecciamo lungo il Tevere coi pattini. E arriviamo sfranti alla bottega danese. E là son cinque giorni che acquistiamo: due berretti vichinghi in piuma d’oca, le braghe in piuma d’oca, due giubbotti in piuma d’oca, la trapunta in piuma d’oca, sei paia di mutande in piuma d’oca. E niente da dire. Consumeremo ancora danese. Questo e altro per lo scontro. Ma che sia di civiltà, non pigliamoci più per il culo."

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giovedì, 09 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, giustizia

Sulla prima pagina del corriere dell'8 febbraio c'era un trafiletto molto interessante dedicato a d'ambrosio, il giudice di mani pulite che verrà candidato dai DS.

tralasciando la polemica sui legami tra magistratura e politica, l'articolo si soffermava su un dato molto interessante dell'ex giudice. Infatti mentre il centrosinistra è impegnato a gridare allo scandalo sulla legge pecorella (ndr che impedisce il ricorso in appello al pm che non porti nuove foti di prova...), il giudice ha un idea giuridica molto più radicale: infatti si è più volte pronunciato (come editorialista dell'Unità e come giurista su alcuni libri da lui scritti) sull'abolizione dell'appello. Una posizione ben più radicale di quella della così contesta legge. Una posizione di cui sinceramente si discute in dottrina da anni, le prime tesi in proposito risalgono al 68, le ho scoperte studiando sul manuale di procerdura civile del prof. mandrioli.

la posizione dell'ex giudice è in contrapposizione alla linea politica sulla giustizia dell'unione... una contraddizione non da poco. Se non fosse una contraddizione allora le così tanto paventate lamentele di incostituzinalita, gli slogan scandalistici su quella legge, altro non sono che delle denigrazioni sul piano politico, a cui sinceramente abbiamo assistitito troppe volte nel corso di questa legislatura. Vorrei che i confronti tra i nostri politici fossero meno pregni di slogan e più concreti, vorrei che si parlasse del perchè una legge è incostituzionale e non limitarsi alla pura demagogia!

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mercoledì, 08 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, giustizia

Non vorrei sembrare ripetitivo proponendo un'altro articolo tratto da il foglio dell'8/2. Questa volta l'argomento è il rapporto tra politica e magistratura. Se da un lato rivendico il sacro e inviolabile principio costituzionale di assoluta indipendenza della magistratura, dall'altro lato non bisogna dimenticarsi l'altrettanto sacro e inviolabile diritto di indipendenza del potere politico e giudiziario.

E così come non è diritto del potere legislativo ne tanto meno di quello esecutivo interferire nel lavoro dei giudici o incidere su di esso tentando di spingere il magistrato ad una determinata soluzione di una causa, allo stesso modo non è lecito che un magistrato interferisca con l'operato del governo o con l'operato del parlamento, cosa che nel nostro paese avviene regolarmente, basti pensare agli scioperi della magistratura, scioperi conntro il sacrosanto diritto del parlamento a legiferare, sciperi in palese contrasto  con l'autonomia dei poteri dello stato. E' compito dei giudici applicare le leggi, è compito del parlamento fare le leggi... sicchè lo sciopero dei magistrati contro un'altro potere dello stato sono incostituzionali perchè violano l'autonomia di un potere dello stato (insigni giuristi come i nostri magistrati dovrebbero saperlo!!!)

Ma visto che noi italiani siamo sempre pronti a guardare i frncesi, l'articolo che sto per copiaincollare parla appunto della situazione francese in proposito... è strano che una certa ala del parlamento non voglia emulare come suo solito quello che avviene oltralpe, forse perchè in fondo in fondo sull'ingerenza della magistratura in campo politico una certa parte ci sguazza... e ci naviga da anni... basti pensare alle candidature che legano con doppio nodo deteminati partiti alla magistratura!!

Il procuratore censurato  
  Sanzioni a un magistrato per aver criticato Sarkozy sui giornali. Regime?

Un sostituto procuratore di Pontoise, Didier Peyrat, aveva scritto su Liberation e Le Monde articoli in cui si criticava la politica dell’ordine pubblico del ministro dell’Interno francese Nicolas Sarkozy. Commentando le rivolte della gioventù islamica delle banlieu, aveva sostenuto che la criminalità “ha resistito a venti anni di politica delle città, (…) alle dimostrazioni di virilità telegenica di Nicolas Sarkozy; come all’aumento degli effettivi della polizia”. Il procuratore generale presso la Corte d’appello competente, Jean-Amédée Lathoud, ha deciso di notificare a quel magistrato una sanzione ufficiale, dopo aver informato i rappresentanti del sindacato della magistratura. La ragione del provvedimento consiste nell’inaccettabilità di “critiche rivolte alla politica penale intrapresa dal governo per lottare contro la violenza urbana”. La libertà d’espressione, garantita a tutti i cittadini, trova un limite nella delicatezza della funzione esercitata da un magistrato, che viene sanzionato per aver criticato leggi e provvedimenti che è chiamato ad applicare. Peyrat si è difeso ricordando che, come procuratore minorile, ha applicato le direttive sulla detenzione dei minori su cui non era d’accordo. Questo però non è bastato alla Corte d’appello, che ha considerato censurabile il suo comportamento.
Quelli che da noi si indignano con noiosa tempestività ogni volta che qualcuno, soprattutto se si tratta di un esponente politico, critica un magistrato, mentre considerano del tutto lecito il comportamanto dei magistrati che si impegnano in clamorose campagne politiche, dovrebbero tener conto di quel che capita nell’illuminata Francia. Ci spiegano ogni giorno che c’è un’anomalia italiana nel rapporto tra politica e magistratura, e pensano che la differenza stia nel fatto che da noi qualche volta si osa protestare per le ingerenze politiche della magistratura. In realtà l’anomalia esiste, ma è quella opposta: solo da noi è concesso ai procuratori di attaccare impunemente gli organismi dello stato.

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martedì, 07 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, commenti, giustizia

Dopo avr detto il perchè del mio nome mi lancio nel postare un commento comparso su il foglio di Sabato (4 febbraio 2006). Non passa giorno in cui non legga la rubrica pubblicata puntualmente in prima pagina da Giuliano Ferrara: andrea's version. Quella di sabato diceva così:

Che tipetti professionali, però, al Corriere della Sera. Imperversa la polemica sulla candidatura di Gerardo D’Ambrosio, l’Unione ha il mal di pancia, Boselli è senza parole, Bertinotti si sorprende, Rutelli mostra addirittura perplessità e che ti fa il Corriere? Sbatte in pagina l’indiscutibile schemone: “I giudici in politica”, e lo divide in due, quelli eletti col centrosinistra di qua, quelli col centrodestra di là. Ineccepibile. Così vai a leggere, perché oltre che moralmente inferiore sei pure maniaco, e l’onorevole Luciano Violante non è nella lista. Rileggi, non c’è. E l’onorevole Anna Finocchiaro, per dirne un’altra, nemmeno. Ohibò, ti scappa. Invece è ineccepibile anche questo. Il Corriere avvisa infatti il lettore che lo schemone vale “a partire dal ’94”. E doveva pure fissare una data di partenza. Perciò, niente da dire. Metti solo, un domani, una grande inchiesta del grande giornale sulla gerarchia vaticana, con tutti i vescovi e i cardinali fasciati di porpora radiografati e incasellati alla perfezione. Ecco, un modesto consiglio ai prestigiosi colleghi: non trascurate l’omino piccino piccino vestito di bianco, è il capo.

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