lunedì, 16 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, esteri, rassegna stampa

Autodifesa preventiva
Le regole d’ingaggio Unifil non sono affatto lassiste. Il lassismo è politico

Il quotidiano spagnolo El Pais rivela, in concomitanza con la visita in Libano di José Luis Rodríguez Zapatero, aspetti particolarmente interessanti delle regole d’ingaggio dei Caschi blu. Per la prima volta l’Onu autorizza “l’autodifesa preventiva”, cioè l’attacco contro forze dalle quali ci si attende una possibile aggressione. Un altro articolo consente l’uso di “forza letale” per impedire o eliminare attività ostili “compreso il traffico illegale di armi, munizioni e esplosivi”. Questo significa che non esistono limiti all’impiego della forza, se non quello di cercare di evitare “danni collaterali”. Il termine “autodifesa preventiva” ha un senso ancora più forte di quello di “difesa attiva” che, ai tempi della guerra del Kosovo, Massimo D’Alema considerò potesse estendersi fino ai bombardamenti su Belgrado. Si tratta di regole necessariamente robuste, che consentono ai comandanti sul terreno di agire in modo tempestivo per salvaguardare la sicurezza delle truppe e per realizzare il mandato, che è quello di riconsegnare il sud del Libano al controllo dell’esercito regolare sottraendolo agli Hezbollah. Questo significa che se invece il contingente continuerà a farsi passare sotto il naso i convogli di armi destinati a riarmare i terroristi dipende da decisioni politiche superiori. Si spiega così l’ambiguità di Romano Prodi, che dopo aver dipinto ai suoi alleati di estrema sinistra la missione come esclusivamente pacifica, ora si vanta di non aver incontrato ministri Hezbollah a Beirut, ricevendo in cambio le prime minacce, contenute in un comunicato diffuso in Palestina dagli Hezbollah in cui i militari italiani sono definiti “artiglio dell’offensiva israeliana”.

FONTE

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sabato, 27 maggio 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni, commenti, esteri

Senza aspettare che il governo Prodi fosse formato, lo scorso 16 maggio alcuni esponenti pacifisti hanno rivolto un appello al nuovo parlamento per l'immediato ritiro delle truppe italiane non soltanto dall'Irak, ma anche dall'Afghanistan. Il gruppo dei senatori di Rifondazione comunista al Senato ha immediatamente aderito alla richiesta, mentre Marco Rizzo dei Comunisti italiani ha dichiarato che si impegnerà a convincere tutta la coalizione. L'appello è firmato da don Luigi Ciotti, padre Alessandro Zanotelli, Gino Strada e Tonio Dell'Olio e nel testo spicca il seguente discorso: «L'unica verità della guerra sono le sue vittime. Purtroppo in tanti ci accorgiamo di questa verità solo quando le vittime sono i soldati italiani e fatichiamo a realizzare questa stessa verità quando le vittime non le vediamo, sono "altre", anche se abbiamo saputo in modo indiretto che migliaia di persone sono state trucidate a Falluja, a Ramadi, torturate ad Abu Ghraib, bombardate nei villaggi afghani o saltate in aria e mutilate dalle cluster bombs sia in Afghanistan che in Irak».
È proprio vero: tanta gente non si accorge delle vittime "altre" di tante guerre. Per esempio i quattro pacifisti firmatari dell'appello non si sono accorti o non hanno saputo, nemmeno in modo indiretto, delle 8.300 vittime di 3.474 attacchi terroristici in Irak nel 2005, e di altre 4.000 nei 1.800 attacchi del 2004. Non si sono accorti delle 70 autobomba al mese che hanno colpito chiese, moschee e mercati, dei 42 giornalisti uccisi dai "resistenti", dei maestri decapitati, dei giudici, degli attori, dei barbieri, dei muratori, dei cristiani assassinati per attività contrarie all'ideologia dei jihadisti.
Non si sono accorti delle decine di operatori umanitari e della ricostruzione assassinati in Afghanistan dai talebani, delle decine di maestri trucidati o decapitati perché facevano scuola a classi miste, dei pubblici ufficiali trucidati perché partecipavano ai processi elettorali di Irak e Afghanistan. Loro hanno saputo solo delle vittime ascrivibili agli americani. Che strano.

Fonte: www.tempi.it

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lunedì, 03 aprile 2006 ¦ Permalink
categoria : immagini, esteri, personale, storia, cronaca, video, società, giovanni paolo ii

 

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domenica, 05 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, esteri, rassegna stampa
di Micalessin Gian

Ci risiamo. Dopo il fosforo bianco arrivano i torturatori italiani. In un paese libero dalla sindrome d'autoflagellazione e capace di distinguere tra giornalismo e spazzatura queste righe sarebbero inutili. Nei paesi normali i giornalisti normali prima di trasformare una diceria in notizia verificano e ricercano. A Rainews24 le dicerie utili alla causa passano direttamente alla prima pagina. è successo con il fosforo bianco. Risuccede con la voce sulla presenza d'italiani tra le fila dei torturatori nella prigione di Abu Ghraib. Stesso autore, stessa testata, stessi metodi.
S'inizia con l'intervista in Giordania ad Ali Shalal el Kaissi il prigioniero incappucciato, con le braccia aperte legate ai fili della corrente protagonista di una delle foto-simbolo delle torture di Abu Ghraib. El Kaissi ricorda ogni momento delle torture subite, cita i nomi di tutti gli aguzzini condannati poi dalle corti marziali dell'esercito statunitense. L'accenno ai nostri connazionali arriva solo alla fine. Ed è assai meno chiaro. L'intervistatore lo sollecita a parlare, chiede esplicitamente se ad Abu Ghraib ci fossero anche italiani. Al Kaissi ammette di non averne visti, ma cita la storia raccontatagli da un tale Haitham Abu Ghaith, un presunto ex diplomatico iracheno convinto d'aver sentito voci italiane durante gli interrogatori.
L'inchiesta, così la chiamano gli autori, finisce qua. Nessuno va a cercare Haitham Abu Gaith. Nessuno si chiede chi sia veramente visto che Abu Gaith è solo un classico soprannome arabo. Abu significa padre e Gaith dovrebbe essere il nome del figlio. Ma potrebbe anche essere un nome di battaglia come l'"Abu Mazen" del presidente palestinese Mahmoud Abbas o l'Abu Ammar di Yasser Arafat. Gli autori della cosiddetta inchiesta utilizzano una fonte di seconda mano, ma non si chiedono neppure se esista veramente. Anche la Caci international e la Titan Corp, le due ditte che secondo al Kaissi ingaggiavano mercenari stranieri utilizzati nelle carceri, restano avvolte dal mistero. Bastava cercare su internet i siti web delle due rispettive compagnie (come ha fatto chi scrive), chiamarle e chiedere informazioni sulla presenza in Irak di contractor italiani. Almeno avremmo una smentita o una conferma ufficiale. Ma ai nostri segugi i fatti interessano poco. L'importante è buttar lì la parola italiani, spingere il paese nel calderone della vergogna, alimentare l'odio di chi per cancellare una vignetta stupida brucia ambasciate e consolati. Tutto il resto non conta. Non conta l'immagine del paese. Non conta l'incolumità degli italiani nei paesi islamici. Non conta quella dei nostri soldati a Nassiriya. Conta solo la gioia pre elettorale, la soddisfazione meschinella per quella calunnietta oltraggiosa sulla nostra presenza in Irak.
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giovedì, 02 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, esteri

«L'Italia è unita al vostro paese da legami che risalgono a molti secoli fa. Molti cittadini americani hanno origini italiane. Molti di loro hanno contribuito con il proprio lavoro a fare grande l'America. E sono orgoglioso di vedere che così tanti italoamericani sono oggi membri del Congresso della più grande democrazia del mondo.
Per la mia generazione gli Stati Uniti rappresentano il faro della libertà e del progresso economico. E sarò sempre grato agli Stati Uniti di avere salvato il mio paese dal fascismo e dal nazismo a costo di tante vite americane. Inoltre sono grato agli Usa di aver difeso l'Europa dalla minaccia sovietica negli anni della guerra fredda. E sarò sempre grato agli Usa di avere aiutato il mio Paese a raggiungere la prosperità dopo la guerra. Grazie per il piano Marshall. E sarò sempre grato agli Usa per l'alto prezzo di vite umane che continuano a pagare per garantire la nostra sicurezza nella lotta contro il terrorismo in tutto il mondo.
E non mi stancherò mai di ripetere che quando vedo la vostra bandiera non vedo solo la bandiera di un grande paese, ma vedo soprattutto un simbolo universale di libertà e di democrazia.
Questi sentimenti hanno sempre ispirato i governi che ho guidato. Gli Usa hanno sempre potuto contare sull'Italia. Ne siamo profondamente orgogliosi. Sono 40 mila i soldati italiani impegnati in compiti esclusivamente di pace. In Afghanistan abbiamo il comando della missione Isaf e Nato. Nell'Iraq affianchiamo gli Usa nella difesa della libertà e della democrazia.
Prima degli attentati dell'11 settembre si pensava che nulla avrebbe minato la nostra tranquillità. Nel 2001 presiedevo il vertice del G8 di Genova che si concluse con una cena cordiale tra i leader del mondo. Mi spostai un po' indietro dal tavolo per godermi la scena dei capi di Stato che discutevano serenamente tra loro: la tragedia della guerra fredda e della seconda guerra mondiale erano lontane, erano dimenticate. Pensai in quel momento che il mondo era veramente cambiato. Come era in pace il mondo che consegnavamo ai nostri figli.
L'11 settembre ha segnato l'inizio di una guerra completamente diversa rispetto a quelle che hanno insanguinato i secoli passati. Non una guerra tra stati, non uno scontro tra civiltà. Perché l'Islam moderato è al fianco delle democrazie occidentali. Che oggi si trovano di fronte all'attacco di organizzazioni fanatiche che colpiscono persone inermi e minacciano i valori fondamentali su cui si fonda la nostra civiltà.
I governi democratici hanno un compito enorme: difendere i loro cittadini e garantire dalla paura. Questa è la nuova frontiera della libertà. Sono profondamente convinto che oltre al vostro impegno per salvaguardare questa frontiera serva l'alleanza di tutte le democrazie dei 5 continenti. Solo così riusciremo a liberare il mondo dal terrorismo internazionale e dalla paura dell'aggressione delle forze del male.
C'è una teoria pericolosa, quella del relativismo, che pensa che alcuni popoli non possano trarre vantaggio della democrazia. La storia insegna che invece la democrazia è contagiosa. E voi lo sapete bene perché il vostro Paese è il principale suscitatore di questo vento di libertà.
Le previsioni dell'Onu ci dicono che ci sarà l'aumento della popolazione, 2 miliardi di persone che nasceranno in Paesi che oggi sono esclusi dal benessere. Ci saranno 6 miliardi di persone che vivranno nella povertà e dall'altra parte 2 miliardi che vivranno nel benessere. Si svilupperà necessariamente una forte pressione migratoria.
Per evitare che queste masse siano strumentalizzate dal fondamentalismo è necessario fare uscire queste popolazioni dalla miseria. E' nostro dovere ma anche nostro interesse. E questo è possibile solo diffondendo la democrazia, gli stati di diritto, il rispetto dei diritti umani e un'economia di libero mercato.
Solo con la democrazia si può garantire libertà e permettere ai popoli di mettere a frutto talenti ed energie e conquistare benessere. Dobbiamo impegnarci tutti insieme per diffondere la democrazia nel mondo. Ho sostenuto l'iniziativa del presidente Bush di istituire un fondo per la democrazia in seno alle Nazioni unite. Promuovere in tutti i Paesi la cultura dei diritti civili e delle libertà.
Per condurre vittoriosamente questa missione è necessario che i legami tra Europa e Usa si mantengano forti e solidi. E proprio perché persuaso di questa esigenza mi sono impegnato in una decisa e continua azione diplomatica e politica presso i miei colleghi europei affinché l'Europa non indebolisse durante la vicenda irachena i propri legami con gli Stati Uniti d'America. L'identità dell'Europa non deve avvenire in contrapposizione dell'America. L'integrazione europea non deve essere una fortezza creata nell'illusione di conservare le proprie ricchezza e libertà.
Un'Europa slegata dagli Stati Uniti comprometterebbe la sicurezza del mondo intero. L'occidente è uno solo, non ci possono essere due occidenti: l'Europa ha bisogno dell'America e l'America ha bisogno dell'Europa. Questo è vero sul piano economico, sul piano militare. E sul piano militare è fondamentale sostenere e rinvigorire l'alleanza atlantica, che perpiù di mezzo secolo ci ha garantito la pace nella libertà.
Proprio per queste ragioni mi sono battuto affinché si desse vita al Consiglio Nato con la Russia, coinvolgendo la Russia nell'architettura del mondo libero. Sono orgoglioso di avere lavorato con il presidente Bush affinché questo avvenisse. E che questo abbia trovato consacrazione proprio in Italia allo storico vertice di Pratica di Mare nel 2002: quel giorno ha messo fine all'incubo durato più di mezzo secolo dell'annientamento reciproco tra due blocchi armati. La Nato deve restare lo strumento per garantire la nostra sicurezza: le nostre capacità di difesa europea devono essere complementari a quelle della Nato. Nato e Comunità Europea devono essere gli strumenti per garantire la sicurezza del mondo globalizzato.
Le Nazioni Unite dovranno ritrovare, attraverso un processo di riforma, il loro ruolo centrale per diventare più efficienti e per essere capaci di affrontare le sfide del nuovo Millennio
Permettetemi di concludere il mio intervento condividendo con voi una breve storia. Un giorno un padre accompagnò il figlio a un cimitero in cui riposavano soldati che attraversarono l'oceano per difendere la nostra libertà. Quel padre fece promettere a suo figlio di promettere riconoscimento eterno a quegli uomini e ai valori da essi rappresentati. Quel padre era mio padre, quel figlio ero io. E quella promessa non la dimenticherò mai».

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mercoledì, 22 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni, commenti, esteri, vignette, islam

In giro si legge che nei paesi islamici c'è più tolleranza che qui in occidente, e così sembra che ci siano più chiese nel mondo arabo che moschee nel mondo occidentale, isnomma la novità del momento è che nei paesi islamici c'è più libertà religiosa che in occidente, ora magari sto un po' esagerando su quanto detto da altri.

Sbigottito da questa notizia, che è risuonata nella mia mente come un petardo in chiesa, mi sono aggirato per la rete e cosa ti ho trovato?!? una bellissima foto: un tipico esempio di tolleranza islamica! Eh si, perchè loro si incazzano per le vignette, ma noi certe cose non le possiamo scrivere nemmeno allo stadio. Allora forse è proprio vero che nel mondo arabo c'è più tolleranza che da noi!?! 

Guardo bene questa foto e non mi capacito, uno slogan da curva, ed effettivamente le due signore rappresentate si coprono il volto da vere ultrà! Mi domando quale ambasciata debba prendere d'assalto chi si senta urtato da questo slogan, ma poi mi rendo conto che forse la differenza sta nel grado di civiltà, ci si può indignare e sentire offesi senza per forza dover ammazzare qualcuno o assaltare un ambasciata.

Continuo nel mio viaggio nella rete e intanto continua a rimbombarmi in testa la notizia che i cristiani nei paesi arabi non se la passano poi così male, quand'ecco che mi imbatto in un articolo de La repubblica e si scpre che nel mondo stanno scannando un po' di cristiani, e menomale che c'è tolleranza religiosa nei paesi a maggioranza islamica, perchè se no chissà cosa succedeva!

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mercoledì, 22 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : commenti, esteri, vignette, islam, liberà

SINDROME DI STOCCOLMA

di Angelo Pane Bianco

 

 

la via pericolosa dell'Islam e i nostri silenzi di Ernesto Galli Della Loggia
 

 

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martedì, 21 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, esteri, vignette, islam

Vorrei spendere due parole in difesa di Calderoli. E' vero che poteva risparmiarsi il gesto, ma è anche vero che la blasfemia rientra inun concetto di libertà di espressione. Nel mondo arabo gli infedeli li scannano come dei capretti, ma in occidente tutto questo passa sotto silenzio, siamo troppo impegnati a giustificare lo sdegno islamista alla visione delle vignette sul Profeta! E siamo così impegnati che ci dimentichiamo delle stesse vignette pubblicate dalla stanza araba, o da vignette analoghe a quelle danesi che irridono i simboli di altre religioni. C'è qualcosa che non torna in tutto questo discorso, siamo troppo impegnati  a giustificare "loro" che non ci rendiamo conto di cosa viene fatto a "noi". Va bene la protesta, va bene il sentimento popolare offeso dalla blasfemia, ma attaccare un ambasciata straniera, mi sembra un fatto ben più grave di indossare una maglietta (che ripeto, per me rientra nella libertà di espressione) oppure pubblicare delle vignette mi sembra fatto meno grave di tutto quello che è avvenuto nelle manifestazioni islamiche. Ricordiamoci che quei manifestanti sono gli stessi che normalmente bruciano bandiere Israeliane o Americane. Ora è risaputo che l'attaccamento alla bandiera per una americano è maniacale, che bruciare una bandiera è un fatto gravissimo (sempre per una americano, perchè se bruciano il tricolore in italia c'è qualcuno che fa festa), ma non ho mai visto nessuno statunitense attaccare ambasciate straniere o fare una cosa minimamente paragonabile a quanto avvenuto con le manifestazioni anti vignette. Per un americano la bandiera è come il profeta pe un islamico. Eppure mi si insinua il dubbio che non ci sarebbe tanto giustificazionismo nei confronti di manifestazioni simili ad opera di americani, una bandiera non è il profeta, ma come facciamo a stabilire quali valori se offesi possono generare più sdegno di altri!?! Un valore è un valore, sia esso religioso, politico, patriotico... o addirittura sportivo.

Concludo con la mia frequente citazione della prima pagina de il foglio: "Dovrebbe risultare evidente a tutti, anche ai più tetragoni, che se i tipi come Calderoli vengono allontanati le cose con l’islam girano meglio. Oh madonnina santa, mica si può pretendere che tutto fili subito liscio come l’olio. E per altro verso non si è mai visto al mondo un dialogo degno di questo nome che non abbia mostrato i suoi momenti di frizione. Dice: un momento, ma in Nigeria ci sgozzano come tacchini. Cosa che difficilmente si può negare, a condizione di non dimenticare mai che perfino nei modi più brutali si nasconde sempre il lumicino del dialogo. E quello insiste: ma pure in Pakistan, pure nella kemalista Turchia, e si è aperta la caccia al cristianuccio pure in Indonesia, e nel Londonistan vogliono la sharia, e nell’Uttar Pradesh erano in cinquecentomila che se beccavano uno dei nostri te lo do io l’intoccabile, mentre in Libia ci danno dentro coi cartelloni pieni di croci, di svastiche e di stelle di David, e i focherelli, e in Egitto uguale, e lo stesso in Algeria, e via andare. Ma è il prezzo del confronto, benedetti figlioli. Dialoga oggi, dialoga domani, speriamo di avere il culo che non gli vada via la voce."

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venerdì, 17 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : commenti, esteri, vignette, islam

"Se vedi uno

che ha la pancia piena,

si dice che

ha la pancia come un Budda.

Ma per questo

non  si è mai incazzato qualcuno"

Roberto Calderoli,

Lega Nord, ministro delle Riforme, commentando in un'intervista al Corriere della Sera

le polemiche sulla pubblicazione delle vignette su Maometto

 

 

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domenica, 12 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, esteri, vignette, islam, società, liberà

Lo scandalo delle vignette

Mi associo alla domanda posta da mauro de zordo sul suo blog: Ma i musulmani non erano permalosi?

la domanda sorge spontanea dopo aver letto quanto riportato sul blog dei fantastici quattro a riguardo delle vignette pubblicate dai giornali danesi che hanno suscitato tutto questo polverone nel mondo arabo-islamico!

Infatti a quanto pare le vignette incriminate erano state pubblicate da un giornale egiziano in ottobre. Il tutto è stato confermato dall'ambasciatore danese in egitto.

A questo punto sembrano accreditarsi le tesi di chi ha sostenuto che la protesta è stata intelligentemente orchestrata. Come mai le stesse vignette pubblicate da un giornale egiziano non hanno portato alla grande protesta? per il pubblico di lingua araba sarebbe più facile e più naturale entrare in contatto con una testata giornalistica egiziana piuttosto che con una danese. ma a quanto pare nessun islamico che ha partecipato alla protesta aveva letto il quotidiano egiziano, mentre tutti avevano letto quello danese.

Chi ha architettato tutto questo (su qualche quotidiano è anche apparso il nome!) è stato molto abile. Soprattutto perchè difficilmente passerà sui telegiornali una notizia come questa.

Buoni e tolleranti si, ma ad essere presi per i fondelli io non ci sto!!

Da macchianera ho invece tratto le vignette incriminate:

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giovedì, 09 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, commenti, esteri, vignette, giustizia, islam, società

Partecipa anche te

alla fantastica iniziativa:

Non si può non prendere parte ad una vicenda simile, che non capisce è perchè forse ha i paraocchi, si è letto di tutto, si è visto di tutto...

Sinceramente non è una questione di tolleranza o meglio lo è, ma non siamo noi che dobbiamo essere tolleranti!

è di pochi giorni fa la notizia che due giocatori brasiliani che si sono recati a la mecca per una partita di pallone del loro club, sono stati cacciati dall'albergo in piena notte perchè agli infedeli non è concesso entrare nella città sacra. La società è stata retrocessa, i dirigenti squalificatie in più sono partite sonore multe....
Nel frattempo venivano bruciate bandiere, assalti alle ambasciate, un prete ucciso... tutto per una vignetta, quando poi oggi (9 febbraio) vai a vedere che un quotidiano italiano ti pubblica le loro di vignette...
Io applicherei il principio costituzionale della reciprocità: l'italia garantisce ai cittadini stranieri diritti civili a condizione di reciprocità, cioè ti garantisco tutti i diritti che tu garantisci a me...

Va bene essere ospitali, ma ad fare la parte del fesso io non ci sto!!!

A tal proposito vi propongo questo trafiletto:

"Sono cinque giorni che ci svegliamo e mangiamo burro, beviamo latte crudo, o se no ce lo ciucciamo condensato, sbattiamo uova, affettiamo lardo, trangugiamo birra, in famiglia ci facciamo chiamare un giorno Gutland, un altro Svend, il giorno appresso Arold, poi se di là ti urlano: sei ancora in casa?, rispondiamo di esserci o non esserci. E il nervosismo monta. Cinque giorni che leggiamo Kristensen, poi leggiamo Beggesen, poi leggiamo Andersen. Leggiamo tanto di quell’Andersen che ormai Franca ci fa: “Pongiorno caro, sono la tua Gretel”. Cinque giorni che cerchiamo del marcio, e ci hanno detto che c’è. Cinque giorni di pesci del Baltico. Cinque giorni che intoniamo “Splendida, splendida Copenhagen”, poi sfrecciamo lungo il Tevere coi pattini. E arriviamo sfranti alla bottega danese. E là son cinque giorni che acquistiamo: due berretti vichinghi in piuma d’oca, le braghe in piuma d’oca, due giubbotti in piuma d’oca, la trapunta in piuma d’oca, sei paia di mutande in piuma d’oca. E niente da dire. Consumeremo ancora danese. Questo e altro per lo scontro. Ma che sia di civiltà, non pigliamoci più per il culo."

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