In Duomo per ricordare «don Gius»
Ha insegnato a tutti noi il messaggio della speranza
A UN ANNO DALLA MORTE. IL RICORDO
di Giancarlo Cesana
Quando, da ragazzino, al catechismo, mi spiegavano che la Chiesa fa coincidere la memoria della vita di un uomo non con la data della nascita, ma con quella della morte, non capivo; mi sembrava solo triste. Poi l' esperienza della vita mi ha fatto capire. In effetti, il significato della esistenza di un uomo si manifesta con sempre maggiore pienezza quando la vita si compie. È quello che penso adesso guardando la foto di don Giussani sulla mensola accanto alla scrivania. È quello che mi apparve lampante in questi giorni di febbraio dello scorso anno, durante il funerale in Duomo. La giornata era grigia, come oggi; in più bagnata da una pioggerella gelida. C' era molta tristezza, ma non disperazione; niente affatto disperazione, quando in quarantamila (così dissero) cantavamo il Dulcis Christe mentre la bara, portata a spalle, attraversava lentamente la navata centrale. «La vita è triste, ma è meglio che sia triste perché altrimenti sarebbe disperata», diceva don Giussani. Insegnava a non limitare lo sguardo sulla vita, ma a prenderla tutta con la sua soddisfazione e contraddizione, con la sua imperfezione: tristezza, appunto, da cui solo proviene la felicità vera e la fecondità. E l' ha dimostrato, con il suo Movimento, che è numeroso, che non è pauroso, ma segnato dalla «ingenua baldanza», con cui amava definire il suo e nostro carattere (che Dio ce lo mantenga!). La speranza della resurrezione, dell' essere più forte della morte, è «il sentimento delle cose», che don Giussani ha lasciato, non come eredità che si consuma, ma come avvenimento permanente di vita. Don Giussani era un prete cattolico, cioè soprattutto un cristiano, un seguace - laicissimo! Un suo libro si intitola «Laico cioè cristiano» - di Cristo, della testimonianza di un Dio che per parlare all' uomo si è fatto uomo, condividendo in tutto la sua condizione, inclusa la morte. Così don Giussani non ha dato delle idee, ha dato la vita. Ha rivestito le idee di carne, le ha «rifatte», le ha sottratte alla loro possibile spettralità, ha dato loro un corpo che le rendesse accessibili, «abbracciabili». Lo chiamava «metodo». Il messaggio, anche quello verbale, doveva essere un «gesto», una «azione carica di significato». Il «che cosa» doveva coincidere con il «come»: Cristo era verità, vita e via, sottolineato «via». Come mi disse in uno dei nostri ultimi colloqui, «non si può amare Dio senza amare l' uomo e non si può amare l' uomo senza amare Dio». Così anche noi (anch' io) siamo diventati cristiani. Ci siamo uniti a quella mai interrotta catena di uomini e di donne, che da venti secoli annuncia in Cristo l' invincibilità della vita e del suo desiderio di felicità; promesse non generiche, ma personalmente sperimentate in «una amicizia guidata al destino». Che questa coscienza sia possibile nell' anniversario di una morte è la speranza. Lo dico con pudore, ma con «ingenua baldanza»: è la speranza per tutti.
Libertà di scelta: le contraddizioni della Bonino sulla libertà educativa.
Mi piacerebbe molto parlare con emma bonino (o con i radicali in genre) per capire ogni tanto inc he modo ragionino. si sono sempre schierati per il liberismo e per la libertà di scelta: eutanasia, droga, aborto...
predicano la libertà di scelta in tutti i campi ma non nel campo educativo! perchè?!?
Mi sembra una contraddizione!
Chiedono che un genitore sia libero di staccare la spina alle macchine che mantengono in vita il proprio figlio, ma gli stessi genitori non hanno il diritto di scegliere dove mandarlo a scuola. Mi sembra una cosa così assurda!!
Checcè ne pensi la maggioranza, il dibattito tra scuola privata e scuola statale è un dibattito sulla scelta. a me non interessa stabilire quale sia la migliore, anzi non me ne frega prorprio niente, perchè questo giudizio non può essere svolto a priori da nessuno se non dai genitori, che devono scegliere liberamente, liberi anche da qualsiasi vincolo economico (che spesso è l'ostacolo più grande), in quale istituto iscrivere il figlio. e' naturale che ogni genitore vuole il meglio per il figlio, e quindi mi sembra normale che il genitore voglia isciverlo nella scuola che lui erputerà migliore. E' una sacrosanta scelta che spetta esclusivamente al genitore e a nessun altro!
La nostra costituzione garantisce la libertà educativa. porre dei limite economici (perchè non tutti possono permettersi di pagare una retta) significa limitare quella libertà! E' per questo che trovo legittimo e doveroso che lo stato intervenga ad eliminare questi ostacoli economici, sostenendo le famiglie che non possono permettersi di pagare la retta.
E' un problema spinoso, con mille risvolti su cui sorvolo in questo momento. Mi permetto però di anticipare qualche critica; infatti qualcuno penserà: ma così tolgo i soldi alla scuola di stato e la indebolisco. A cosa serve la scuola di stato? A quale esigenza della socetà risponde?
La scuola di stato nasce per lesigenza di daer un'istruzione di massa, per garantire questo diritto a tutti (prima andava ascuola solo chi poteva permetterselo). Ora che questo diritto è stato garantito, possiamo garantire anche il diritto alla libertà di scelta educativa?
lo stato può assolvere benissimo il suo compito di garante dell'istruzione, finanziando direttamente le famiglie, che poi liberamente sceglieranno dove spendere i soldi che gli da lo stato (o nella scuola privata o nella scuola pubblica), creando così un regime concorrenziale che tende ad un miglioramente del servizio.
Inoltre bisogna calcolare che gli studenti hanno un costo fisso per lo stato, cioè ogni studente costo alla scuola statale un tot di euro (una quota che si aggira inorno agli 8.000€ annui per studente): inevece di dare quei soldi alla struttura scuola statale li si dallo alle famiglie che sceglieranno dove spenderli (ndr un dato interesante è quello che la retta annua di una scuola privata è inferiore al costo per singolo studente nella scuola statale, cioè se vai alla privata allo stato costi meno, e quindi risparmia!!). Così è garntito sia il diritto all'istruzione che la libertà di educazione! Non si toglie fondi a nessuno, si spendono solo in modo diverso!!! certo si aprirebbe il problema di standard qualitativi: la scuola privata (come quella statale) doverbbe avere degli standard minimi a cui adattarsi, con un attività severa di controllo... ma questo è tutto un altro discorso!