lunedì, 09 ottobre 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni, commenti, famiglia, rassegna stampa, donna, ru486
Al direttore - Aprendo l’ennesimo pacchetto di sigarette, l’occhio è caduto sulla solita scritta malaugurante. Stavolta c’era scritto: “Fumare in gravidanza fa male al bambino”. Mi sono accorto che in quel testo sta scritto “bambino” e non feto o uno qualunque di quegli ignobili nomignoli che servono a negare l’esistenza di un bambino. Il fumo fa male al bambino. Ma tutto il resto, compreso estirparlo con un aspirapolvere fa bene? O hanno scritto “la cannula aspiratrice fa male al bambino” anche sugli attrezzi che si usano per far abortire?
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lunedì, 20 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, famiglia, rassegna stampa, donna, società, liberà
Divorzio lampo, un successo?
Più che raddoppiate le domande di divorzio in Spagna dopo la nuova legge

Nel luglio scorso il governo socialista spagnolo ha introdotto una nuova normativa sul divorzio, che da allora è consentito senza previa separazione e alla sola condizione che le nozze siano state celebrate da tre mesi. Si tratta di una norma simile a quella che la Rosa nel pugno vorrebbe introdurre in Italia, e anche per questo può essere interessante esaminare che effetti abbia avuto in Spagna. Le domande di divorzio, che nel primo semestre del 2005, quando vigeva ancora la vecchia normativa, erano state circa 27 mila, nel semestre successivo sono cresciute fino a 60 mila, sono cioè più che raddoppiate. Le separazioni, contemporaneamente, sono diminuite, ma solo di un terzo. Si dirà che la legislazione non fa che rispecchiare una crisi della famiglia, che è quindi indipendente dalle scelte politiche, ma in realtà non è proprio così. Tra le ragioni che concorrono a rafforzare o, al contrario, a indebolire la stabilità della famiglia c’è la considerazione che quell’istituto basilare riceve dalla società. Se il giuramento di fedeltà reciproca “finché morte non ci separi”, che è pronunciato sia nei matrimoni civili sia in quelli religiosi, viene considerato una barzelletta, gli effetti non si fanno aspettare. Se il matrimonio, che ha nella sua natura la finalità della riproduzione, viene equiparato alla convivenza tra persone dello stesso sesso, come accade in Spagna, finisce con lo svalutarsi. Ora la formula matrimoniale spagnola dovrebbe essere trasformata nell’impegno a restare insieme per una stagione, visto che dopo dodici settimane può essere tranquillamente sciolto. Le associazioni femministe spagnole, che hanno applaudito a tutte le leggi che disgregano la famiglia, contemporaneamente denunciano l’aggravamento della condizione di disparità della donna, che percepisce mediamente retribuzioni inferiori del 40 per cento. Questo significa che sono ancora le donne la parte più debole, che subisce il danno maggiore dalla distruzione dei vincoli familiari. Ma queste femministe, a quanto pare, non sanno fare due più due.
(18/03/2006)
Fonte
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giovedì, 09 marzo 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni, famiglia, donna

non è uno slogan contro le donne, ma il titolo di un articolo de Il Foglio dal quale ho appreso una bellissima sentenza della Corte di Giustizia Europea che equipara i diritti della madre ai diritti del padre. in un mondo dove al padre non è concesso alcun diritto di parola e che tutte le decisioni spettano alla madre. i diritti dell'uomo vengo sempre messi in secondo piano in materia di "filiazione" e coasì un uomo non può nemmeno pretendere di essere informato se una donna aspetta un figlio suo, né di poter intervenire se lei volesse abortire. La materia della sentenza riguardava l'impianto di embrioni, operazione al quale il "padre" si era opposto. La donna allora era ricorsa alla giustizia per vedersi accordare l'impianto degli embrioni. Di fatto questo diritto le è stato negato perchè la corte di Giustizia ha ritenuto "i diritti del donatore maschio non sono meno degni di protezione di quelli della donna". L'anefatto alla sentenza è il seguente: la donna aveva subito l'espianto delle ovaie, rimanendo così sterile, e prima di tale operazione aveva fatto congelare degli embrioni ottenuti dai suoi ovuli e dal seme del fidanzato. La donna voleva in questo modo "garantirsi" la possibilità di avere un figlio biologicamente e geneticamente suo. Ora questo diritto (sempre che di diritto si tratti) le è stato negato, perchè la "controparte" non era d'accordo. La donna potrà così farsi donare degli ovuli, fecondarli con sperma anonimo e farseli impiantare per mimare una maternità “biologica”. Ma non potrà usare i “suoi” embrioni, perché sono fuori dal suo corpo, e allora lei non conta o meglio non la sua opinione non è l'unica a contare in materia! Interessante notare che tutto questo avviene nella permissiva inghilterra e che la sentenza europea giunge a conferma di una sentenza britannica.
Storia istruttiva, per chi pensa che le opportunità offerte dalla tecnoscienza siano sempre amiche delle donne. una speranza in più per il futuro riconoscimento dei diritti di paternità!!!!

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martedì, 07 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, aborto, donna, società, ru486, pillola abortiva

Si è per mesi parlato della pillola abortiva, ci si è scannati e poi tutto è tornato nel silenzio degli addetti ai lavori, l'unico quotidiano che si è sempre impegnato su questo argomento (ben prima che divenisse uno slogan femminista) è il Foglio di Ferrara. L'articolo mette in luce come gli slogan sostenitori della pillola fossero vuoti e prevenuti e a tal proposito si parla di asutralia (uno stato che sicuramente non è cattolico e quindi non eticamente "prevenuto").

IN AUSTRALIA IL PARLAMENTO VOTA SULLA PILLOLA ABOR T I VA

"Non sono né cattolica né pro life".

La femminista Klein contro la Ru486

Roma. Come l’Italia durante la campagna referendaria sulla legge 40. Così è l’Australia adesso, in attesa che, tra due giorni, i parlamentari votino "in coscienza" sulla Ru486, la pillola abortiva che può essere concessa solo caso per caso dal ministero della Salute (e il responsabile del dicastero, Tony Abbot, è parecchio restio a dire sì all’utilizzo: "I rischi sanitari associati alla Ru 486 sono seri abbastanza perché la pillola resti proibita nel paese", ha dichiarato dopo i risultati di un’indagine conoscitiva, "la Ru 486 è particolarmente rischiosa per le donne che risiedono in zone con limitati accessi alle strutture ostetriche"). E’ così dal 1996, quando una larga maggioranza trasversale (di senatori liberal, laburisti e verdi) approvò l’emendamento restrittivo: il permesso per la circolazione (e quindi anche l’importazione) della pillola diventò di responsabilità ministeriale e non dell’agenzia per il controllo dei farmaci. La battaglia va avanti da allora, il paese è diviso tra chi ritiene la Ru 486 "il metodo più sicuro, più economico e meno intrusivo" per abortire (come ha scritto recentemente il quotidiano progressista The Age) e chi invece fa l’elenco dei rischi per la salute, dei danni collaterali, delle nove donne morte in seguito al tentativo di interruzione chimica di gravidanza. La Chiesa australiana (dove i cattolici sono una minoranza) si è schierata per il no alla pillola, e duecento medici hanno annunciato domenica scorsa (durante la giornata contro la Ru486) che si dimetteranno dall’Associazione nazionale se dovessero cadere le restrizioni sulla Ru486. "Le complicazioni, che includono anche la morte della madre, la rendono totalmente inaccettabile; l’orribile esperienza che certi medici vorrebbero infliggere a giovani donne somministrando loro questa pillola sarebbe troppo traumatica, e noi di quelle donne dobbiamo invece prenderci cura", ha detto Terrence Kent, uno dei medici che ha prlato al meeting di domenica, organizzato dai cattolici ma a cui hanno partecipato molti laici. Perché in Australia la spaccatura sulla Ru486 non è certo semplificabile con la divisione fra Chiesa e stato laico, o fra conservatori e progressisti (lo dimostra, del resto, anche il fatto che l’emendamento restrittivo del 1996 fu approvato da verdi, laburisti e liberal insieme), e nemmeno fra movimento pro life e pro choice; anzi, in Australia sonop state tre importanti femministe (due australiane e un’americana) a cominciare la battaglia, nel 1992: scrivendo un libro contro "la nuova forma di violenza medica che mette in pericolo le vite delle donne e viola i loro diritti a essere libere da danni fisici: non abbiamo bisogno di un cocktail chimico pieno di conseguenze sconosciute". Sono Renate Klein, Lynette Dumble e Janice Raymond, insegnanti universitarie specializzate in problemi legati alla salute delle donne. Renate Klein, femminista radicale, è tornata all’attacco il 23 dicembre scorso, con un articolo molto duro: "Non sono una cattolica. Non sono un uomo. Non sono del movimento pro life. Ma mi oppongo all’aborto chimico con la Ru486. Sono una femminista di lungo corso e attivista per la salute, lavoro perché le donne possano avere accesso a un aborto sicuro e legale: sono esasperata dal semplicistico messaggio del movimento pro choice sulla Ru486. Non è sicura e non aumenta le possibilità di scelta delle donne". Renate Klein ha elencato tutte le controindicazioni della pillola abortiva, le morti misteriose, gli arrresti cardiaci e le necessità di trasfusioni con ricovero, si è detta preoccupata per tutte quelle donne che vivono in aree poco attrezzate e ha chiesto ai parlamentari di pensare bene a ciò che faranno: "Di certo chi usa la propria coscienza dovrebbe votare contro l’esposizione delle donne australiane a un aborto chimico che potrebbe ucciderle". (ab)

 

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