non è uno slogan contro le donne, ma il titolo di un articolo de Il Foglio dal quale ho appreso una bellissima sentenza della Corte di Giustizia Europea che equipara i diritti della madre ai diritti del padre. in un mondo dove al padre non è concesso alcun diritto di parola e che tutte le decisioni spettano alla madre. i diritti dell'uomo vengo sempre messi in secondo piano in materia di "filiazione" e coasì un uomo non può nemmeno pretendere di essere informato se una donna aspetta un figlio suo, né di poter intervenire se lei volesse abortire. La materia della sentenza riguardava l'impianto di embrioni, operazione al quale il "padre" si era opposto. La donna allora era ricorsa alla giustizia per vedersi accordare l'impianto degli embrioni. Di fatto questo diritto le è stato negato perchè la corte di Giustizia ha ritenuto "i diritti del donatore maschio non sono meno degni di protezione di quelli della donna". L'anefatto alla sentenza è il seguente: la donna aveva subito l'espianto delle ovaie, rimanendo così sterile, e prima di tale operazione aveva fatto congelare degli embrioni ottenuti dai suoi ovuli e dal seme del fidanzato. La donna voleva in questo modo "garantirsi" la possibilità di avere un figlio biologicamente e geneticamente suo. Ora questo diritto (sempre che di diritto si tratti) le è stato negato, perchè la "controparte" non era d'accordo. La donna potrà così farsi donare degli ovuli, fecondarli con sperma anonimo e farseli impiantare per mimare una maternità “biologica”. Ma non potrà usare i “suoi” embrioni, perché sono fuori dal suo corpo, e allora lei non conta o meglio non la sua opinione non è l'unica a contare in materia! Interessante notare che tutto questo avviene nella permissiva inghilterra e che la sentenza europea giunge a conferma di una sentenza britannica.
Storia istruttiva, per chi pensa che le opportunità offerte dalla tecnoscienza siano sempre amiche delle donne. una speranza in più per il futuro riconoscimento dei diritti di paternità!!!!
Si è per mesi parlato della pillola abortiva, ci si è scannati e poi tutto è tornato nel silenzio degli addetti ai lavori, l'unico quotidiano che si è sempre impegnato su questo argomento (ben prima che divenisse uno slogan femminista) è il Foglio di Ferrara. L'articolo mette in luce come gli slogan sostenitori della pillola fossero vuoti e prevenuti e a tal proposito si parla di asutralia (uno stato che sicuramente non è cattolico e quindi non eticamente "prevenuto").
IN AUSTRALIA IL PARLAMENTO VOTA SULLA PILLOLA ABOR T I VA
"Non sono né cattolica né pro life".
La femminista Klein contro la Ru486
Roma. Come l’Italia durante la campagna referendaria sulla legge 40. Così è l’Australia adesso, in attesa che, tra due giorni, i parlamentari votino "in coscienza" sulla Ru486, la pillola abortiva che può essere concessa solo caso per caso dal ministero della Salute (e il responsabile del dicastero, Tony Abbot, è parecchio restio a dire sì all’utilizzo: "I rischi sanitari associati alla Ru 486 sono seri abbastanza perché la pillola resti proibita nel paese", ha dichiarato dopo i risultati di un’indagine conoscitiva, "la Ru 486 è particolarmente rischiosa per le donne che risiedono in zone con limitati accessi alle strutture ostetriche"). E’ così dal 1996, quando una larga maggioranza trasversale (di senatori liberal, laburisti e verdi) approvò l’emendamento restrittivo: il permesso per la circolazione (e quindi anche l’importazione) della pillola diventò di responsabilità ministeriale e non dell’agenzia per il controllo dei farmaci. La battaglia va avanti da allora, il paese è diviso tra chi ritiene la Ru 486 "il metodo più sicuro, più economico e meno intrusivo" per abortire (come ha scritto recentemente il quotidiano progressista The Age) e chi invece fa l’elenco dei rischi per la salute, dei danni collaterali, delle nove donne morte in seguito al tentativo di interruzione chimica di gravidanza. La Chiesa australiana (dove i cattolici sono una minoranza) si è schierata per il no alla pillola, e duecento medici hanno annunciato domenica scorsa (durante la giornata contro la Ru486) che si dimetteranno dall’Associazione nazionale se dovessero cadere le restrizioni sulla Ru486. "Le complicazioni, che includono anche la morte della madre, la rendono totalmente inaccettabile; l’orribile esperienza che certi medici vorrebbero infliggere a giovani donne somministrando loro questa pillola sarebbe troppo traumatica, e noi di quelle donne dobbiamo invece prenderci cura", ha detto Terrence Kent, uno dei medici che ha prlato al meeting di domenica, organizzato dai cattolici ma a cui hanno partecipato molti laici. Perché in Australia la spaccatura sulla Ru486 non è certo semplificabile con la divisione fra Chiesa e stato laico, o fra conservatori e progressisti (lo dimostra, del resto, anche il fatto che l’emendamento restrittivo del 1996 fu approvato da verdi, laburisti e liberal insieme), e nemmeno fra movimento pro life e pro choice; anzi, in Australia sonop state tre importanti femministe (due australiane e un’americana) a cominciare la battaglia, nel 1992: scrivendo un libro contro "la nuova forma di violenza medica che mette in pericolo le vite delle donne e viola i loro diritti a essere libere da danni fisici: non abbiamo bisogno di un cocktail chimico pieno di conseguenze sconosciute". Sono Renate Klein, Lynette Dumble e Janice Raymond, insegnanti universitarie specializzate in problemi legati alla salute delle donne. Renate Klein, femminista radicale, è tornata all’attacco il 23 dicembre scorso, con un articolo molto duro: "Non sono una cattolica. Non sono un uomo. Non sono del movimento pro life. Ma mi oppongo all’aborto chimico con la Ru486. Sono una femminista di lungo corso e attivista per la salute, lavoro perché le donne possano avere accesso a un aborto sicuro e legale: sono esasperata dal semplicistico messaggio del movimento pro choice sulla Ru486. Non è sicura e non aumenta le possibilità di scelta delle donne". Renate Klein ha elencato tutte le controindicazioni della pillola abortiva, le morti misteriose, gli arrresti cardiaci e le necessità di trasfusioni con ricovero, si è detta preoccupata per tutte quelle donne che vivono in aree poco attrezzate e ha chiesto ai parlamentari di pensare bene a ciò che faranno: "Di certo chi usa la propria coscienza dovrebbe votare contro l’esposizione delle donne australiane a un aborto chimico che potrebbe ucciderle". (ab)