E' allarme Tav in Piemonte, ma questa volta a lanciarlo sono i sostenitori della stessa alta velocità. "Non possiamo certo dire di aver assistito a un attivismo sfrenato per sbloccare lo stallo della Torino-Lione - ha detto il presidetne della Regione, Mercedes Bresso - I potenziali percorsi alternativi aumentano. Noi parliamo, i concorrenti si moltiplicano e si mobilitano. Adesso è scesa in campo la Svizzera".
Il progetto alternativo è quello delle ferrovie elvetiche e adesso toccherà all'Italia convncere i francesi che il loro non è meglio del nostro. Il disegno svizzero prevede il collegamento ad alta velocità tra la galleria del Leutschberg, Ginevra e Lione. Dal tunnel si va a nord dove la linea intercetterebbe la Parigi-Strasburgo-Vienna-Budapest. La progettazione è in fase avanzata e per renderla operativa manca solo l'intesa con la Francia.
"C'è il rischio concreto che il Piemonte venga tagliato fuori - ha ribadito le sue preoccupazioni Bresso - e che ci sia il blocco delle merci italiane visto che si dovrà per forza passare dal Sempione, un tunnel che i nostri carri merci non potrebbero percorrere".
A questo punto tocca al governo scendere in campo. Al più presto. "Pur nelle evidenti difficoltà finanziarie, per questo governo la Torin o-Lione è la priorità delle priorità", ha rassicurato tutti il sossosegretario alla presidenza, Enrico Letta. Quanto ai tempi, entro la primavera 2007 dovrà essere effettuata la valutazione d'impatto ambientale.
Parigi per ora resta alla finestra, anche se chiede che i tempi vengano accelerati.
E' stato nominato segretario alla Presidenza della Camera Sergio D'Elia, terrorista di Prima Linea condannato a trent'anni, ridotti poi a 25 in appello, per strage. Più pecisamente per un assalto a un carcere (1978) nel quale il poliziotto Fausto Dionisi rimase ucciso e altri rimasero feriti feriti.
A questo punto la domanda nasce spontanea: ma la sinistra dei moralmente superiori non ci aveva sbandierato per lungo periodo l'elenco dei parlamentari condannati in via definitiva. che fine ha fatto ora quell'elenco? Sono andato a ricercarlo, e l'ho trovato subito sul blog di beppe grillo. E' singolare vedere come i parlamentari presenti in quell'elenco siano dei bravi ragazzini, che i reati di cui si parli siano delle scioccheze a confronto di D'elia. Ma dai giustizialisti, dagli sbandieratori di quel documento non si odono voci!!!
Uno spulcia la cronaca recente e vede che D'Elia non ha scontto tutta la pena (sono stati scontati 18 anni) e che invece Ricucci è in galera perchè considerato dai giudici "socialmente pericoloso". La vera giustizia non è di questo mondo, ma questa è una presa per il culo della giustizia.
La sinistra italiana prima grazia Bompresi, poi nomina D'elia segretario alla presidenza della camera. Ma questi non sono delinquenti qualunque. Questi sono membri delle peggiori organizzazioni terroristi che che il sesantotto italiano ricordi, quelli che gettarono il paese negli anni di piombo.
Ma questi sono commenti e considerazioni personali. Mi sembra doveroso però riportare il commento di Mariella Maggi, vedova del poliziotto ucciso: «Di una cosa sono certa: il “fine pena mai”, la formula usata nei processi per indicare l'ergastolo, l'ha preso solo mio marito e non i terroristi. Sono amareggiata, ferita e umiliata».
Ma cos'era Prima Linea?
Ho fatto un po' di ricerche in rete, giusto per informarmi un po'. Tutti racconti raccapriccianti. Ho deciso di riportare la definizione della wikipedia, enciclopedia on line molto cara agli amici di sinistra, per evitare banali accuse di partigianeria:
Prima Linea è stata un' importante formazione terroristica italiana formatasi in Lombardia nell'autunno del 1976. Per numero di aderenti e di azioni armate è stata seconda in Italia solo alle Brigate Rosse.
Non so quanti delitti siano attribuiti a questa organizzazione. Qui non parliamo di dilettanti, parliamo di assassini e terroristi veri e propri, gente che non esitava ad ammazzare cittadini comuni rei di aver riconosciuto e fatto arrestare un membro della loro organizzazione.
Natale D'Amico (Ulivo), segretario di presidenza del Senato commenta così la vicenda: «Sergio D'Elia trent'anni fa fece parte di Prima Linea. Non sparò a nessuno, non si macchiò di crimini di sangue. Scontò dodici anni di galera. Vent'anni fa, pubblicamente, scelse la non violenza. E da allora l'ha praticata in una lotta politica i cui meriti non possono
Quando D'Elia scelse la non violenza era ormai stato arrestato, non è un pentito, uno che si è tirato in dietro. E' uno che scelse la nonviolenza solo perchè era in carcere. Poi se sfogliamo i giornali vediamo che non solo D'Elia si macchiò dell'omicidio di Dionisi, ma che fu coinvolto anche in altri assassinii. Il sensatore D'amico ci racconta la favola del terrorista buono, dell'assassino che non ammazza, mentre i suio compagni di schieramento sono impegnati a raccontarci che Cuffaro è mafioso anche se non è stato ancora condannato, oppure che andreotti è un mafioso anche se è stato assolto. D'Elia e Bompresi sono stati giudicati colpevoli dalla magistratura, ma per la sinistra italiana sono dei bravi ragazzi.
L'Unione è proprio uno schieramento eterogeneo, cattolici, comunisti, statalisti, liberali, giudici e terroristi. Manca qualcuno?
L’Unione mantiene in ruolo i manager del Cav. Ma non c’era il regime?
Che tipo di occupazione può essere stata, quella berlusconiana, se in cinque anni s’è tradotta nella nomina di burocrati e grand commis repubblicani così poco consanguinei da guadagnarsi lo statuto d’inamovibilità, e perciò anche il ricco salario oggi dispensato dal nuovo potere ulivista? Bisognava leggere due inchieste pubblicate dalla Stampa, ieri, e dal Sole 24 Ore, domenica, per farsi un’idea della cauta serenità con la quale il centrosinistra sta maneggiando i dossier di Eni (dove comanda Scaroni), Enel (Gnudi), Finmeccanica (Guarguaglini), Enac (Riggio) e via a discendere. Senza contare la filiera degli incarichi strategici che governano le politiche dei palazzi romani e dove, per citare il caso più emblematico, un segretario generale di Palazzo Chigi regnante il Cav., come Mauro Masi, può naturalmente diventare il capo di gabinetto del vicepremier Massimo D’Alema. Bisognava rileggere queste inchieste commissionate dai due giornali di sana e robusta costituzione industriale antiberlusconiana, e confermarsi nella certezza che l’Unione non intende applicare un forsennato spoils system perché è già ben piazzata da anni. Il che, se possibile, rende più vacue e contraddittorie le parole con le quali lo statista Massimo D’Alema, interpellato dalla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, giustifica quel sovrappiù di potere istituzionale che la sua maggioranza ha creduto di doversi intestare occupando la presidenza della Repubblica e quelle di Camera e Senato. Oltre alla supremazia nelle commissioni parlamentari e nelle giunte elettorali deputate a valutare il tasso d’opacità del +0,6 per mille che fa di Prodi un premier a mezz’asta. D’Alema dice: “Berlusconi, quando vinse, occupò anche lui tutti i posti”. Salvo alloggiarvi un personale oggi perfino utile alla sinistra. Sicché, se pure un’egemonia minima vi fu, e ammesso che non fosse già criptoulivista, qualche benemerito ammetta ora che la storia della dittatura berlusconiana era una balla e si assuma la rognosa libertà di riequilibrare le cose. Lei che ne dice, presidente Marini?
30/05/2006
FONTE
la sinistra aveva duramente attaccato Berlusconi, accusandolo di essere scappatro davanti all'Annunziata. Si scopre poi che prima di SB, Fassino era scappato davanti ad un giornalista di rai tre, rifiutando di rilasciare un intervista perchè non sapeva rispondere alle domande. Guardate bene le immagini qui sotto, vedrete anche un Prodi che come al solito non rispone alle domande.
Nessuno mette in discussione la libertà di Prodi di poter rifiutare un confronto. Che questo però non sia d'ostacolo alla libertà degli altri candidati di andare in televisione ad esprimersi. Prima è stato imbavagliato Berlusconi, poi per continuare l'opera si è imbavagliato anche chi aveva deciso di partecipare ad un faccia a faccia a Matrix programmato da tempo.
Non saremo tutti coglioni ma non siamo neanche poi così pirla!
Mi associo alla protesta di Ferrara, proponendo a tutti di aderire inserendo questa foto nel propio blog.
Difficile parlare di un personaggio come Giovanni Paolo II. Il giorno della sua marte il modno si fermò. non parlerò di lui, non parlerò di quanto era bravo di quanto era grande, questo è già stato detto e ridetto, ed è quasi inutile ripetersi. C'è una canzone di guccini in cui si dice "Gli eroi son tutti giovani e belli". E' vero, noi gli eroi li immaginiamo tutti così. Anche giovanni paolo II è stato giovane, era un atleta, un alpinista, era il papa che andava a sciare. Nella mia mente ho stampata la sua immagine di un uomo robusto, vigoroso, come il suo carattere. Era il papa che andava a sciare!!! La sua immagine, il suo carisma stride con le sue ultime immagini. ma la grandezza di questo papa è stata la sua vecchiaia! Gli eroi son tutti giovani e belli! Ma Giovanni Paolo II è stato un eroe anche da vecchio!!!! Che grande. la sua presenza vecchio e stanco, infastidiva il mondo. Ricordiamo tutti i discorsi del papa che era troppo vecchio, del papa che non ce la faceva più, del papa che doveva lasciare il suo posto. Il mondo si scandalizzava per la sua vecchiaia! Ma lui era eroi co anche da vecchio, non stava in piedi, allora lo dovevano portare, non poteva parlare, allora faceva dei gesti!! Era una forza, un tornado inarrestabile. Indimenticabile l'immagine dell'ultima via crucis: il papa non aveva potuto partecipare, ma quell'immagine del papa seduto di spalle che porta la sua croce ha spaccato gli schermi, è stata più significativa di quanto sarebbe stata la sua presenza fisica a quella via crucis. Un papa che da giovane scalava le montagne che impugnava forte e vigoroso la croce, quella croce che negli ultimi anni della sua vita utilizzava per appoggiarsi!
Sono tante le immagini che si accompagnano al ricordo di questo papa, dalla prima ed indimenticabile frase: "Se sbaglio mi corigerete", all'immagini del papa in montagna, il racconto del papa che vuole andare sul Monte Bianco e quando gli annunciano che andrà in elicottero scuote la testa dicendo che in montagna si va a piedi... il papa che copre con il mantello due bambini... il papa che interrompe il cerimoniale per scherzare con i giovani che continuano a giocare con lui facendo dei cori, tanto che un prelato interviene per richiamare il silenzio e il papa lo richiama dicendo che lui ha più piacere a scherzare con i giovani... il papa sofferente.. il papa con le colombe...
In poche parole Giovanni Paolo II, un papa che bucava lo schermo!
Nel ricordo di Giovanni Paolo va tutta la mia stima al nuovo papa Benedetto XVI, perchè nonostante tutto la vita va avanti, la chiesa va avanti!
Vi propongo questo articolo scritto da Harry, si torna a parlare di fatti di una settimana fa ma l'articolo centra in pieno il punto.
Una decisione fascista (o comunista)
Negare la piazza alla Fiamma Tricolore perché altrimenti i drogati dei centri sociali e i no global dell’Unione incendiano i negozi è una resa alla violenza e, allo stesso tempo, una decisione antidemocratica. La scelta del sindaco di Bologna Sergio Cofferati è sbagliata per mille ragioni. Anzitutto, se la Fiamma Tricolore è un partito che si presenta regolarmente alle elezioni non può essere discriminata: alla pari degli altri partiti dovrebbe avere lo stesso diritto di fare comizi e pubblicità elettorale. Se al contrario si ritiene che sia un partito anticostituzionale, esistono leggi che ne consentono lo scioglimento. Nessuno mai, nemmeno l’Ulivo, che anzi ha aiutato l’estrema destra a raccogliere le firme sia alle politiche del 1996 sia alle scorse regionali ritenendola degna di presentarsi alle elezioni, ha mai chiesto l’applicazione di leggi che potessero decidere lo scioglimento del partito. Quindi non esiste nessuna motivazione formale a sostegno della tesi di Cofferati, e non è compito di un sindaco decidere della legittimità di un partito. Se Cofferati ritiene che la Fiamma Tricolore sia anticostituzionale faccia ricorso alla magistratura, altrimenti accetti il diritto di un partito di accedere agli strumenti di pubblicità elettorale.
Individuati i centri sociali da cui sono partiti i responsabili dei disordini di Milano. Da un'indagine della Digos si viene a sapere che i disordini erano stati organizzati in una riunione dei centri sociali avvenuta presso il centro sociale "la pergola".
Da qui nasce la proposta di chiudere tutti i centri sonciali che hanno scatenato la guerriglia in pieno centro di milano, è impoprtante sottolineare centri sociali in questione sono tutti abusivi. La proposta ha suscitato subito la reazione dei partiti dell'unione che si sono schierati in difesa dei violenti. Ma come? sabato tutti pronti a condannare i disordini, tutti pronti a prendere distanze dai responsabili, ma oggi ci si è dimenticati di quelle belle parole che sembrano lontani anni luce. Sempre a sottolineare che alle belle parole non seguono i fatti, giovedì è stata indetta una manifestazione contro la violenza. Prodi e Fassino ci metteranno il loro bel faccione, siamo sotto elezioni, non possono mancare un appuntamento così, ma molti partiti dell'unione non prenderanno parte alla manifestazione.
va bene condannare i violenti di sabato, ma le belle parole non servono a niente se non sono seguite dai fatti. Si cindannano i violenti ma poi li si difende. Giusta a mio giudizio la scelta di chiudere i centri sociali organizzatori della guerriglia urbana, unico provvedimento possibile per cercare di rendere innoqui dei violenti.ma a qualcuno questi violenti fanno comodo. Peccato che questa volta non abbiano potuto spalleggiarli, i disordini sono arrivati sotto elezioni, difficile nascondere le immagini della cittadinanza che cerca di linciare gli arrestati. Ci sono troppi voti da perdere su una manifestazione così ed ecco che l'unione prende le distanze. Eppure i teppisti sono no global, disobbedienti e centrisociali, gente che trova posto nelle liste elettorali dell'unione. Molti dei disobbedienti di sabato erano a genova per il G8, ma in quell'occasione l'Unione aveva difeso i violenti già perchè allora le elezioni erano lontane.
Nessuno vuole difendere i neofascisti, ma è anche vero che sabato la manifestazione di Fiamma Tricolore era autorizzata: ricordiamoci che comunque Fiamma è un partito che concorre alle prossime elezioni. I nostri simpatici violenti volevano privare un gruppo di persone della loro libertà di manifestare. io difendo questa libertà, non i concetti manifestati, non gli slogan. Probabilmente i membri della sinistra che hanno distrutto un intera via di milano non la pensano così. loro sono moralmente superiori e quindi stabiliscono chi e come possa esprimere la propria opinione.
io sono di un'altra idea: "la democrazia è quella cosa per cui tu la pensi in modo diverso dal mio, ma io sono pronto a morire perchè tu possa esprimere la tua opinione!". Questa è una grande lezione che noi moralmente inferiori abbiamo imparato da pezzo.
Intanto sabato è stata indetta una manifestazione in favore degli arrestati durante i disordini, nessuno assalirà il corteo con bombe carta e pietre, nessuno cercherà di impedire questa manifestazione anche se è fatta in favore di delinquenti! Spero che tutti prenderanno le debite distanze da una manifestazione simile, anche i dirigenti dell'Unione che domenica hanno preso parte alla manifestazione al carcere san vittore in favore degli arrestati.
L'ultimo wekend è stato movimentato, si è iniziato con la guerriglia di centri sociali, no glogal e disobbedienti a Milano, per poi passare allo scontro tra Berlusconi e una giornalista RAI. Tralascio il primo fatto, no nperchè sia meno importante, ma perchè mi riservo di trattarlo in seguito.
Sul fatto che invece vorrei analizzare mi rendo conto di avere un forte conflitto d'interessi, ma cercherò di rimanere obbiettivo limitandomi ad un piccolo commento introduttivo per poi riportare l'intero dialogo tra il Presidente del Consiglio e la giornalista RAI.
Quello avvenuto è un fatto grave: siamo in campagna elettorale, gli spazi televisivi sono utilizzabili con il contagocce (chiamasi par condicio), mi sembra scontato che quindi si debba lasciare la possibilità ai candidati di esplicitare i loro programmi. E' anche vero che un giornalista è libro di porre le domande che preferisce, con l'obbligo però di lasciar rispondere l'intervistato. L'Annunziata a mio giudizio non si è comportata correttamente nei confronti del Presidente Berlusconi, ha utilizzato la TV di stato, cioè la TV di tutti per scopi personali, ha detto che lei in quello spazio può fare quello che vuole, io le ricorderei che è una dipendente statale e che la RAI non è sua, ne tanto meno uno strumento per propagandare le sue opinioni!
Ha evitato che Berlusconi potesse parlare del suo programma politico o di quello che ha fatto durante il suo governo (normalmente in campaga elettorale si usa parlare di questo con un presidente del consiglio!) . Giusta a mio giudizio la scelta del premier di andarsene: mi poni domande tendenziose e non pertinenti alla campagna elettorale, non mi lasci terminare le risposte, cosa ci sto a fare? ricordiamoci che è la stessa rete in cui D'Alema intimò il silenzio a Casini!!!! Sarà un caso?!?
Sono curioso di sapere se nella stessa sede si porranno a Fassino e D'Alema domande sull'Unipol, o se chiederà a Prodi di spiegarci i conflitti di interessi interni alla sinistra (la solita storia trita e ritrita delle cooperative rosse, che però è una storia vera!). Se si usa lo stesso metro per tutti, allora potrei anche difendere l'Annunziata, ma dubito che ciò avvenga, di conseguenza non posso accettare una strmentalizzazione politica di uno spazio televisivo statale. Non è corretto usare due metri e due misure diverse!
Mi sono dilungato abbastanza. Ecco la famosa intervista, ognuno potrà ttrarre le sue conclusioni. Per meglio comprendere i toni è bene vedere la parte finale dell'intervista.
fuori onda: "Lei sa che in questi giorni sono poco in Tv, quindi mi dia la possibilità di parlare del mio programma", chiede Berlusconi ad Annunziata, che replica: "Ma sull'attualità ci sono cose importanti". Ma l'attualità, osserva il premier, "mi porta poco per le elezioni". Cinque anni dopo, lei pensa che le conviene aver fatto questa cosa?". "Quale cosa?", chiede il premier. "Aver tenuto in piedi questo enorme conflitto di interessi". Risponde Berlusconi: "Ho lavorato 50 anni, ho dato lavoro a 56 mila persone, sono sceso in campo quando il mio paese era a rischio di libertà. Basta che lei domandi a un italiano se ritiene che Mediaset è partigiana, le dirà che non è così, e non converrebbe a Mediaset. La partigianeria esiste nella Rai: Raitre è una macchina da guerra contro il Presidente del Consiglio e la sua parte politica. Quindi a “In mezz'ora” si parla ancora Rai: "Lei disse - ricorda Annunziata - che non avrebbe toccato neanche una pianta, e uno degli scherzi che si fa in Rai è che l'unica cosa che non è stata toccata sono le piante al settimo piano, il resto è tutto cambiato dopo cinque anni di suoi governo. A questo punto lo scontro comincia ad alzarsi di tono: "Ma caro Presidente, diciamo che questo è vero".
La prima domanda, è subito sull'attualità, il 'Laziogate': Al di là delle responsabilità, questa vicenda prova che il nostro sistema elettorale è penetrabile, si possono manipolare le liste.
Lei teme brogli elettorali?, chiede Annunziata. "Sì, assolutamente, perché rientrano nella storia nella professionalità della sinistra". Ma, insiste la conduttrice, come Presidente del Consiglio lei si rende conto che nel momento in cui lei accusa l'altra parte di fare brogli... "E' una cosa che dico da 10, anni, è una cosa che ho sempre detto", interviene il premier.
La domanda seguente è sull'eventuale ruolo dei servizi segreti nelle elezioni, e
Terza domanda di Annunziata al Premier: "Lei si ritrova ad essere famoso per la grande amicizia con Bush, di cui le viene dato merito in moltissimi ambienti internazionali, e per essere il leader occidentale che rappresenta il piu' grande conflitto di interessi della storia.
Raiuno e Raidue sono piu' equilibrate, anche se un avvenimento importante, il premier che va a parlare nel tempio della democrazia, non si ritiene sia un avvenimento da trasmettere in diretta o in differita.
Il conflitto di interessi, piuttosto, "è quello delle cooperative rosse, che ottengono appalti da giunte rosse, fanno utili su cui non pagano le tasse, con cui sostengo i partiti rossi, e quando ci sono delle combine con organizzazioni criminali hanno magistrati rossi che insabbiano tutto".
Ma Annunziata insiste e cita i dati sugli ascolti e la raccolta pubblicitaria di Rai e Mediaset negli ultimi cinque anni: "Negli ultimi anni, e ne so qualcosa,
L'episodio più complicato è quello della cacciata di Biagi e Santoro. Lei ride, ma sa che in questa sede non puo' pensare di non avere richieste. Le è convenuto, si è fatto la fama internazionale di essere colui che mette il bavaglio ai giiornalisti". Berlusconi replica: "La mia fama internazionale è molto diversa da quella che ha rappresentato lei, e vediamo cosa succede quando vado all'estero. Non è vero che in Rai è cambiato tutto, in Rai c'è una forte presenza della politica, perché per 50 anni i politici hanno messo loro sostenitori, amici, parenti".
Argomento su cui Annunziata, ex presidente Rai, interviene: "Sulla questione di come è gestita
Replica il premier: "A Biagi è convenuto, con un ricco contratto di molti miliardi, di farsi mettere in pensione. A Santoro è convenuto perché ha avuto la ricompensa di avere un seggio al Parlamento Europeo con la sinistra".
Interviene Annunziata: "Presidente, questo termine 'convenuto' è offensivo. "Non prenda lei le difese, io vorrei spiegare ai telespettatori che ho un'intervista da parte di una giornalista che ha forti pregiudizi, e che è organica alla sinistra.
Continuiamo".
Le domando: ma lei è un liberale, un liberista, per lei non esiste la libertà di un giornalista di prendere posizione, cosa c'è di sbagliato?". "Niente - replica Berlusconi - Mieli mi ha dato ragione: Io venivo smentito quando dicevo che Mieli partiva da posizioni pregiudiziali di sinistra, ho avuto ancora una volta ragione, l'articolo di Mieli ha fatto chiarezza".
Interrompe il premier: "Mi fa dire qualcosa che puo' interessare agli elettori? Adesso le dico io, vorrei che mi domandasse perché gli elettori devono votare per noi". Ma Annunziata prova ad insistere sull'argomento, suscitando la replica dura di Berlusconi: "Lei è una violenta, sta esprimendo una violenza contro di me". La conduttrice prova a spiegare: "Vorrei avere il privilegio di essere una delle poche persone che con lei riesce a fare delle domande, invece di sentirsi dire cosa si deve sentire dire. Questa è un'intervista". A quel punto, Berlusconi replica: "Lei sta approfittando della mia buona educazione, andiamo avanti". Annunziata non molla: "Siamo tutti e due di buonissima educazione, signor Presidente, ma le domande in casa mia le faccio". Berlusconi: "Credevo che fosse la casa della Rai...".
Annunziata: "Per questo piccolissimo pezzo è casa mia, e le domande in casa mia le faccio io".
Berlusconi: "Allora mi domanda cosa ha fatto il governo in cinque anni, cosa ha intenzione di fare nei prossimi cinque anni?
Vogliamo arrivare alla fine della trasmissione? Complimenti..".
Annunziata: "Siamo ancora a 14 minuti". Berlusconi: "Allora me li faccia impiegare in cose che interessano gli spettatori, non che interessano solo lei". La conduttrice tiene il punto: "Questa è una trasmissione fatta da me, avrà altre situazioni altri giornalisti, altri posti, non è detto che tutti i giornalisti devono fare la stessa cosa. Chiudiamo questo siparietto".
Annunziata prova quindi a continuare con le domande: "Se dopo cinque anni tutti i poteri forti non sono d'accordo con lei, a partire dal Corriere ma anche con Montezemolo, e questa è una notizia importante, non crede che sia il segno del fallimento per lei?". Risponde il premier: "E' il contrario, noi abbiamo fatto una politica sociale non per pochi privilegiati ma per gli interessi di tutti gli italiani, una politica che ha fatto crescere i posti di lavoro, per cui siamo riusciti in un momento di difficoltà economica a non aumentare le tasse, anzi; a aumentare le pensioni, e a colmare quel gap di infrastrutture che abbiamo ereditato. Abbiamo dato una prova di capacità operativa dieci volte migliore della sinistra". Prosegue Annunziata: perché questa posizione degli industriali? "E allora succede che noi siamo riusciti a fare quasi il miracolo di tenere i conti ordine", risponde il Premier. Ancora Annunziata: "Ma
Insiste Annunziata: "Ma
Ma la conduttrice non ci sta: "Che lei si alzi e se ne va è una cosa che lei non può dire". Ma il premier insiste: "Allora io mi alzo e me ne vado e questo resterà come una macchia nella sua carriera professionale. Allora, lei mi ha fatto una domanda, mi usa la cortesia di farmi rispondere?". La conduttrice prova a dire: "Presidente, ma io...", ma il premier la ferma: "No, mi ha fatto una domanda e non mi ha dato il modo di rispondere".
Le prego di non dire che se ne va". Berlusconi: "Io posso dire quello che voglio, lei non me lo può negare". Annunziata: "Presidente, non può dettare le regole". Berlusconi: "Lei vuole decidere anche per gli altri, mentre io sono un liberale e decido solo per me". Annunziata: "Guardi, lei non è abituato ad avere colloqui con i giornalisti".
di Paolo Bracalini
Il disobbediente Francesco Caruso, candidato di Rifondazione comunista alla Camera, è un latifondista milionario. Lui, che agli elettori promette l'esproprio delle seconde case, è proprietario di uliveti, vigneti, terre da agrumi, terreni da pascolo e immobili, sparsi tra vari comuni in provincia di Cosenza, frutto del generoso lascito di uno zio.
La visura catastale su terreni e fabbricati intestati al leader dei no global meridionali Francesco Saverio Caruso, è lunga sette pagine Nei comuni calabresi di Longobucco, Calopezzati, Corigliano Calabro, nel Cosentino, il giovane no global è un padrone a cui dare del voi. Ha proprietà, immobili e terre, per un valore enorme. Sei appezzamenti tra terreni da pascolo e uliveti in località Calopezzati. Una frazione di un vasto agrumeto a Corigliano Calabro, metà proprietà di due terreni da 15 e 9 ettari a Longobucco, dove possiede anche una frazione di due appartamenti di 5 locali. Nella sua rendita catastale figurano poi altri 35 terreni (vigneti, uliveti e pascoli) sempre a Longobucco. Tra cui un uliveto di 54 ettari e un altro di 60, un querceto di 22 ettari, un frutteto di 38 ettari, poi pascoli e campi a perdita d'occhio. Nel complesso, una proprietà da latifondista coi fiocchi.
Ma anche da papà e mamma non è mancato nulla al giovane Francesco, antagonista cresciuto negli agi della ricca famiglia beneventana prima di trasferirsi nell'Officina 99 e nel centro sociale Ska di Napoli, dopo l'università a Bologna, la laurea all'Istituto universitario Orientale di Napoli e la scoperta del mondo dei centri sociali. Con i genitori e il fratello ha vissuto per anni, fino alla fine del liceo, in un superattico di 350 mq nel centro storico di Benevento, nella lussuosa via Calambra. Appartamento in cui la famiglia Caruso stava in affitto, con un canone di favore. Proprietaria dell'immobile erano infatti le Ferrovie dello Stato, di cui il padre era - oggi è in pensione - un dirigente, chiamato a Benevento dalla sua Calabria per realizzare un importante intervento infrastrutturale sulla rete della città campana. E forse il contrappasso, la carriere edipica di Francesco, comincia proprio così, dal padre. Ingegnere capo delle Fs, governatore regionale dei Rotary, fu propio lui a progettare le infrastrutture dell'Alta velocità a Benevento, un viadotto e il tunnel ferroviario, opera che oggi permette di viaggiare in eurostar da Benevento a Foggia in poco più di un'ora. Strano pedigree per il movimentista che blocca i binari, sabota i cantieri e promette battaglia agli alleati che tentennano sul no alla Tav. «Quando ero piccolo mio padre mi diceva: se vai alla manifestazione ti rifilo due ceffoni. E io col cavolo che ci andavo». Per diventare ribelle Francesco ha aspettato la maturità. Adesso può vantarsi di avere 12 avvocati per le sue 29 cause giudiziarie aperte. Al Rotary ha preferito il Chiapas, ma alle proprietà non ha rinunciato.
Qualcuno dica a Bertinotti che il curriculum del suo capolista in Calabria sembra uscito dai registri di uno yacht club di Montecarlo. O forse il leader già lo sa, perchè non è così nuovo il caso di un antagonista che sotto il materasso nasconde un patrimonio da ricco borghese. Ma Caruso li supera tutti, e anche in questo è un no global sui generis: l'unico che partecipa ai cortei in bicicletta per non faticare, e che a Seattle, dopo un assalto al McDonalds's interrogato dalla Cnn sui motivi della protesta così rispondeva: «Nun lo saccio, chillo panino è bbuono assai». Ma lo conoscono meglio a Benevento, dove le malelingue stavolta aggiungono: «Tanto se gli va male in politica, i soldi per arrivare a fine mese non gli mancano di certo». Per lui, San Precario non ha bisogno di preghiere.

Non è a forza di scrupoli che un uomo diventa grande. La granezza arriva, a Dio piacendo, come un bel giorno.
Ad un anno dalla scomparsa, il suo ricordo è sempre più vivo.
Grazie di tutto!