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Baby talk e baby bonus
L’assegno per i nuovi nati piace alla sinistra solo se è prodiano
Contrordine, compagni: il bonus bebè è cosa buona e giusta. Non un pannicello caldo, non il frutto di un’inutile politica di sussidi, non una mancetta che lascia le cose come sono. Viva l’assegno pro-natalità, allora, a patto che a proporlo non sia Silvio Berlusconi ma Romano Prodi, e che si giochi al rialzo su tutta la linea (tanto, per ora, non costa niente).
Dimentico degli anatemi lanciati contro l’assegno di mille euro destinato dall’ultima Finaziaria ai nati del 2005 e ai secondogeniti nati nel 2006 (solo nei casi in cui la famiglia non superi i cinquantamila euro di reddito annuo), il leader del centrosinistra ha deciso di puntare sulla roulette elettorale i suoi duemilacinquecento euro l’anno per tutti i nuovi nati. Senza alcun limite di reddito familiare (anche se l’assegno decrescerà al crescere del reddito) e fino ai tre anni di età. Troppa grazia sant’Antonio, verrebbe da dire, soprattutto se si ricorda quanto alcuni esponenti dell’opposizione avevano attaccato la primitiva ipotesi di destinare gli attuali mille euro a tutti i neonati, senza paletti di reddito (era, per esempio, la posizione del ministro del welfare, Roberto Maroni).
Certo, a leggere meglio il programma dell’Unione si scopre che il bonus prodiano è meno lauto di quel che appare, perché sostituirebbe le deduzioni Irpef per i figli a carico, gli assegni familiari Inps e quelli per famiglie con più di tre figli a carico dei comuni. Ma non può non stupire la conversione entusiasta a uno strumento di politica sociale considerato fino a oggi dalla sinistra con molta supponenza, se non addirittura con disprezzo. Segno che non è mai troppo tardi per cambiare idea, soprattutto in campagna elettorale. E così anche la sociologa Chiara Saraceno finalmente apprezza, dopo che aveva bocciato a novembre l’assegno di sostegno alla gravidanza per le donne con difficoltà economiche, proposto da Giuseppe Fioroni e Rosi Bindi, della Margherita, e dalla diessina Livia Turco. Anche Enrico Boselli, della Rosa nel pugno, all’epoca aveva esternato la sua disapprovazione dell’iniziativa dei compagni di coalizione, perché “una politica fatta di sussidi, indennità, rimborsi non fa una politica per la maternità”. Ancora più drastica Katia Bellillo, dei comunisti italiani, che aveva attribuito alla proposta “un’ottica miope e avvilente”. E sul bonus bebè prodiano, ancora nessun commento di Liberazione.
(24/02/2006)
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