L’Unione mantiene in ruolo i manager del Cav. Ma non c’era il regime?
Che tipo di occupazione può essere stata, quella berlusconiana, se in cinque anni s’è tradotta nella nomina di burocrati e grand commis repubblicani così poco consanguinei da guadagnarsi lo statuto d’inamovibilità, e perciò anche il ricco salario oggi dispensato dal nuovo potere ulivista? Bisognava leggere due inchieste pubblicate dalla Stampa, ieri, e dal Sole 24 Ore, domenica, per farsi un’idea della cauta serenità con la quale il centrosinistra sta maneggiando i dossier di Eni (dove comanda Scaroni), Enel (Gnudi), Finmeccanica (Guarguaglini), Enac (Riggio) e via a discendere. Senza contare la filiera degli incarichi strategici che governano le politiche dei palazzi romani e dove, per citare il caso più emblematico, un segretario generale di Palazzo Chigi regnante il Cav., come Mauro Masi, può naturalmente diventare il capo di gabinetto del vicepremier Massimo D’Alema. Bisognava rileggere queste inchieste commissionate dai due giornali di sana e robusta costituzione industriale antiberlusconiana, e confermarsi nella certezza che l’Unione non intende applicare un forsennato spoils system perché è già ben piazzata da anni. Il che, se possibile, rende più vacue e contraddittorie le parole con le quali lo statista Massimo D’Alema, interpellato dalla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, giustifica quel sovrappiù di potere istituzionale che la sua maggioranza ha creduto di doversi intestare occupando la presidenza della Repubblica e quelle di Camera e Senato. Oltre alla supremazia nelle commissioni parlamentari e nelle giunte elettorali deputate a valutare il tasso d’opacità del +0,6 per mille che fa di Prodi un premier a mezz’asta. D’Alema dice: “Berlusconi, quando vinse, occupò anche lui tutti i posti”. Salvo alloggiarvi un personale oggi perfino utile alla sinistra. Sicché, se pure un’egemonia minima vi fu, e ammesso che non fosse già criptoulivista, qualche benemerito ammetta ora che la storia della dittatura berlusconiana era una balla e si assuma la rognosa libertà di riequilibrare le cose. Lei che ne dice, presidente Marini?
30/05/2006
FONTE
Senza aspettare che il governo Prodi fosse formato, lo scorso 16 maggio alcuni esponenti pacifisti hanno rivolto un appello al nuovo parlamento per l'immediato ritiro delle truppe italiane non soltanto dall'Irak, ma anche dall'Afghanistan. Il gruppo dei senatori di Rifondazione comunista al Senato ha immediatamente aderito alla richiesta, mentre Marco Rizzo dei Comunisti italiani ha dichiarato che si impegnerà a convincere tutta la coalizione. L'appello è firmato da don Luigi Ciotti, padre Alessandro Zanotelli, Gino Strada e Tonio Dell'Olio e nel testo spicca il seguente discorso: «L'unica verità della guerra sono le sue vittime. Purtroppo in tanti ci accorgiamo di questa verità solo quando le vittime sono i soldati italiani e fatichiamo a realizzare questa stessa verità quando le vittime non le vediamo, sono "altre", anche se abbiamo saputo in modo indiretto che migliaia di persone sono state trucidate a Falluja, a Ramadi, torturate ad Abu Ghraib, bombardate nei villaggi afghani o saltate in aria e mutilate dalle cluster bombs sia in Afghanistan che in Irak».
È proprio vero: tanta gente non si accorge delle vittime "altre" di tante guerre. Per esempio i quattro pacifisti firmatari dell'appello non si sono accorti o non hanno saputo, nemmeno in modo indiretto, delle 8.300 vittime di 3.474 attacchi terroristici in Irak nel 2005, e di altre 4.000 nei 1.800 attacchi del 2004. Non si sono accorti delle 70 autobomba al mese che hanno colpito chiese, moschee e mercati, dei 42 giornalisti uccisi dai "resistenti", dei maestri decapitati, dei giudici, degli attori, dei barbieri, dei muratori, dei cristiani assassinati per attività contrarie all'ideologia dei jihadisti.
Non si sono accorti delle decine di operatori umanitari e della ricostruzione assassinati in Afghanistan dai talebani, delle decine di maestri trucidati o decapitati perché facevano scuola a classi miste, dei pubblici ufficiali trucidati perché partecipavano ai processi elettorali di Irak e Afghanistan. Loro hanno saputo solo delle vittime ascrivibili agli americani. Che strano.
Fonte: www.tempi.it
Ho trascurato fin troppo il mio blog e tutta quella serie di rapporti che grazie a lui si erano venuti a creare.
Per questo vi chiedo scusa. Potrei stare qui a raccontarvi tutti i motivi che mi hanno allontanato, mi limito solo a dire che è stato un periodo denso di impegni e di novità e che con un po' di pigrizia ha sempre rimandato a domani l'aggiornamento del blog. Rimanda oggi, rimanda domani... sono passati troppi giorni.
Ringrazio comunque tutti coloro che nonostante tutto hanno continuato a cercarmi.
Mi sono lasciato dietro troppi avvenimenti che mi avrebbe fatto piacere commentare con voi.
Ritorno, come il figliol prodigo, alla blogsfera, spero che mi riaccogliate!
Un grosso abbraccio a tutti
Thomasmore