martedì, 28 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, comico, società

Ecco cosa dichiara Piero Fassino intervistato dal mensile Pocket
"Rifarei la chiamata a Consorte, come tutte le altre che partono o arrivano al mio cellulare. Le mie telefonate non hanno segreti e non sono né sono state telefonate di cui vergognarmi!"
E' vero caro Piero, tu non hai motivo per vergognarti, ma noi si! Forse solo perchè non siamo come te moralmente superiori! Eppure mi sembrava che D'Alema si vergognasse un po della questione UNIPOL, ma suq questi argomenti meglio il "SILENZIO!" 

Fonte dichiarazione

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martedì, 28 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : sport, calcio

Mi sono imbattuto in questo articoletto su uno degli idoli rossoneri: superpippo inzaghi!
Raccomando una lettura attenta: in fondo dice solo la verità:

"Caro Luca, finalmente si parla di calcio. Lo sai no? Il campionato lo vincerà la mia Juventus, ma io sono triste lo stesso perché abbiamo perso il più forte giocatore del mondo. Non è Zidane. No, quello è bravino ed elegante ma il più forte giocatore del mondo è Pippo Inzaghi. Aspetta. Fermati. Non urlare. Provo a spiegarmi. Segnare un gol a 6 centimetri dalla porta è un'arte. Non è semplice, infatti gli altri non ci riescono. Gli altri calciano da 30 metri e indirizzano la palla giusto nell'angolino. Sai che bravura. E che ci vuole? Basta provare e riprovare in allenamento. I parvenu del calcio vanno in visibilio per quei tiri arcuati che girano girano girano e poi superano il portiere. I tifosi si spellano le mani ma, se ci pensi bene, sono gesti tecnici scontati. Tutti si allenano per fare gol così. Pippo se ne frega di queste sovrastrutture. Lui sta lì, famelico, pronto a catapultarsi col suo fisico di gomma verso il pallone. Con la nuca, col ginocchio, col tallone, con l'anca, con uno stinco, stai certo che l'ultimo tocco è il suo. Non sono neanche gol di rapina i suoi, sono gol di scippo. Ci vogliono rapidità, scaltrezza, imbroglio, capacità di cogliere di sorpresa la vittima. Pippo è una mosca tse tse, corre, capitombola, si aggrappa, spinge, ruba palla, è scoordinato. Io lo amo".
Max, ottobre 2001

Fonte: Camillo il blog di christian rocca

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lunedì, 27 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : personale

Luca stava solo giocando a pallone, come tutte le domeniche. Non era un campione, era bravo e per scelta giocava in una squadra in cui c'erano i suoi amici. Non so dirvi se luca sia entrato in squadra perchè lì c'erano i suoi amici o se invece il suo rapporto di amicizia sia nato dopo, nel tempo, giocando a pallone insieme. Poco importa però stabilirlo, perchè ormai Luca era affezionato a quei ragazzi e non poteva farne a meno. con il passare degli anni il giocare a pallone diventa un impegno pressante, lo studio esige spazio e spesso è un peso andare ad allenarsi o alla partita quando magari si ha un esame o la tesi da preparare. giocare a pallone diventa pesante la domenca quando magari molti amici se ne vanno in montagna per il weekend e te non ci puoi andare perchè c'è la partita. Ma a Luca il pallone piaceva e gli piaceva quella compagnia di amici ed è per questo che sacrificava il suo tempo libero. Già perchè con l'età a poco a poco la gente molla, uscire il sabato con gli amici o svegliarsi la domenica mattina presto, d'inverno, per andare alla partita?!? Ma a Luca piaceva giocare a pallone.
Sua mamma questa sera ha detto "Mio figlio è morto facendo una cosa che gli piaceva circondato dai suoi amici!".
Già perchè oggi (sarebbe meglio dire ieri, 26 febbraio) luca è morto. Come ogni domenica ah preparato la borsa ed è andato alla partita. E' arrivato al campo, è entrato negli spogliatoi e mentre si cambiava scherzava con gli amici, parlava del più e del meno. L'allenotore gli ha dato la maglia, erano indecisi se farlo giocare da subito o tenerlo in panchina, ma poi gli hanno dato la maglia da titolare. Riscaldamento, riconoscimento dell'arbitro e poi tutti in fila di corsa fino a centrocampo per il saluto. Tutto come ogni domenica. Come ogni domenica Luca correva per il campo, i compagni l'arbitro, la panchina. Dieci minuti di partita, luca si accascia a terra di colpo. L'arbitro ferma il gioco. Luca respira ancora ma è privo di sensi. Un compagno, studente di medicina, gli tasta il polso, non si sente il cuore. Arriva l'ambulanza, sembra qualcosa di risolvibile, ma invece il medico decide di non trasportarlo subito in ospedale. il cuore è fermo, bisogna rianimarlo subito. Defibrillatore. Ma niente il cuore di Luca non riaparte. I compagni si capiscono il momento e si mettono in cerchio attorno a lui, impotenti iniziano a pregare insieme. I genitori arriveranno poco dopo al centro sportivo, avvisati dai dirigenti, lo troveranno li, in mezzo al campo, circondato dai suoi compagni di squadra, come ogni domenica.
Nessuno ha mai finito di giocare quella partita, Luca non la giocherà mai più!
Le parole di sua mamma, mi rigirano in testa: "Luca è morto facendo una cosa che gli piaceva, è morto in mezzo ai suoi amici. Cosa volere più dicosì? Una mamma si preoccupa sempre per i suo figli, ma luca era bravo non aveva mai dato preoccupazioni, si sarebbe laureato tra due mesi, giocava a pallone e una mamma si sente sicura quando il figlio va a fare sport, sa che li è al sicuro. E invece..." non siamo noi a decidere quand'è il momento.
L'allenatore, i dirigenti si chiedono cosa sarebbe successo se magari avessero fatto giocare un altro, il senso di colpa, il rimorso, per una colpa che non c'è. Le cose non sono andate come dovevano andare, o meglio, non sono andate come previsto da noi. Non è stata la solita domenica, ma questo è dipeso da un Altro.
Ora Luca è da quest'Altro che lo ha chamato, lo ha voluto con lui. Sicuramente sta meglio la che qua, scommetto che avrà anche il campo di pallone, uno tutto in erba, non come quelli di periferia su cui si è soliti giocare. Luca è sicuramente felice. Ne sono certo perchè la tristezzae il dolore sono per chi resta. E' a noi che manca e mancherà Luca.

Ciao Luca! Mi raccomando: "puntuale agli allenamenti, si inizia alle sette! il che significa che alle sette si inizia a lavorare non che ci si inizia a cambiare". Ma forse questo è meglio dirlo ai tuoi compagni!

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sabato, 25 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, rassegna stampa, liberà

Proseguo nelle mie citazioni, la fonte oggi però non è il solito foglio. Oggi voglio citare un bloger: Tony Siino che in data 14 febbraio 2006 ha pubblicato sul suo blog questo articolo, dicendo che è la risposta ai 10 miti che contribuiscono ad a tenere vivo il culto di Guevara.

L'ultima volta che ho visitato il Museo d'Arte Moderna a New York uno studente americano che indossava una maglietta di Che Guevara e un berretto ha attirato il mio sguardo (il fatto che Nicole Kidman sia entrata proprio in quel momento potrebbe avere qualcosa a che fare con il fatto che mi sia accorto di lui). Gli ho chiesto gentilmente che cosa esattamente avesse ammirato così tanto di quell'uomo. Ecco le dieci ragioni che ha menzionato e le mie risposte.


  1. ERA CONTRARIO AL CAPITALISMO
    In effetti Guevara era per un capitalismo di stato. Si oppose al sistema salariale dell'"appropriazione del plusvalore" (nel gergo marxista) solo quando questo andava alle imprese private. Ma lui mutò l'"appropriazione del plusvalore dei lavoratori" in un sistema di stato. Un esempio di ciò è riscontrabile nei campi di lavori forzati che appoggiò, a partire da Guanahacabibes nel 1961.
  2. HA RESO CUBA INDIPENDENTE
    In realtà ha permesso la colonizzazione di Cuba da parte di un potere straniero. È stato strumento della trasformazione di Cuba in una temporanea testa di ponte del potere nucleare sovietico (firmò gli accordi di Yalta). Come responsabile per l'"industrializzazione" di Cuba fallì non arrestando la dipendenza del paese dallo zucchero.
  3. HA COMBATTUTO PER LA GIUSTIZIA SOCIALE
    In realtà ha contribuito alla rovina dell'economia distraendo risorse alle industrie che poi fallirono e ridussero la raccolta dello zucchero, sostegno di Cuba, della metà in due anni. Il razionamento iniziò sotto la sua amministrazione dell'economia dell'isola.
  4. SI OPPOSE A MOSCA
    In realtà ha obbedito a Mosca finché Mosca decise di chiedere qualcosa in cambio dei suoi massicci trasferimenti di denaro all'Havana. Nel 1965 criticò il Cremlino poiché aveva adottato ciò che lui chiamò "legge del valore". Quindi si rivolse alla Cina alla vigilia della Rivoluzione Culturale, uno degli orrori del ventesimo secolo. Scambiò semplicemente alleanze nel campo totalitario.
  5. SI UNÌ AI CONTADINI
    In realtà morì proprio perché non si unì mai a loro. «Le masse contadine non ci sostengono affatto», scrisse nel suo diario boliviano prima di essere catturato, un modo adatto per descrivere il suo viaggio attraverso la Bolivia tentando di sollevare una rivoluzione che non avrebbe potuto neanche annoverare l'aiuto dei comunisti boliviani (che erano realisticamente abbastanza per notare che i contadini non volevano la rivoluzione del 1967; ne avevano già fatta una nel 1952).
  6. È STATO GENIO DELLA GUERRIGLIA
    Fatta eccezione per Cuba, ogni episodio di guerriglia a cui collaborò fallì miseramente. Dopo il trionfo della rivoluzione cubana Guevara creò eserciti rivoluzionari in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, a Panama e ad Haiti e tutti vennero schiacciati. Infine convinse Jorge Ricardo Masetti a guidare un'incursione fatale in quel paese dalla Bolivia. Il ruolo di Guevara del Congo del 1965 fu tragicomico. Si alleò con Pierre Mulele e Laurent Kabila, due macellai, ma si impelagò in molti disaccordi con loro e le relazioni tra il cubano e i combattenti congolesi furono così tese che dovette fuggire. Infine, la sua incursione in Bolivia terminò con la sua morte, che i suoi seguaci commemorano questa domenica.
  7. HA RISPETTATO LA DIGNITÀ UMANA
    In realtà ebbe l'abitudine di appropriarsi delle cose altrui. Incitò i suoi seguaci a svaligiare le banche («Le masse combattenti concordano di svaligiare le banche perché nessuno tra loro vi ha un penny») e nonappena il regime di Batista cadde occupò una residenza e se ne appropriò: un eminente caso di rapido dominio rivoluzionario.
  8. LE SUE AVVENTURE FURONO UNA CELEBRAZIONE DELLA VITA
    Invece furono un'orgia di morte. Giustiziò molti innocenti a Santa Clara, nella parte centrale di Cuba, dove stazionava la sua colonna nell'ultima parte della lotta armata. Dopo il trionfo della rivoluzione tenne la prigione de "La Cabaña" per sei mesi. Ordinò l'esecuzione di centinaia di prigionieri che in precedenza erano stati uomini di Batista, di giornalisti, di uomini d'affari e di altri. Alcuni testimoni, tra cui Javier Arzuaga, che era il cappellano de "La Cabaña", e José Vilasuso, che era un membro del corpo che si occupava del giudizio sommario, mi hanno recentemente affidato le loro dolorose testimonianze.
  9. ERA UN VISIONARIO
    La sua visione dell'America Latina era alquanto sfocata. Si consideri, ad esempio, il suo punto di vista relativo al fatto che la guerriglia doveva svolgersi nelle campagne perché era lì che vivevano le masse combattenti. In verità gia dagli anni '60 la maggior parte dei contadini abbandonarono pacificamente le campagne in parte a causa del fallimento della riforma terriera, che ostacolò lo sviluppo di un'agricoltura basata sulla proprietà e di economie di scala con regolamentazioni assurde col divieto di qualsiasi sorta di disposizioni dei privati.
  10. DICEVA IL GIUSTO SUGLI STATI UNITI
    Aveva predetto che Cuba avrebbe superato il PIL pro capite degli Stati Uniti nel 1980. Oggi l'economia di Cuba può a mala pena sopravvivere grazie all'aiuto del petrolio venezuelano (circa 100.000 barili al giorno), una forma di elemosina internazionale che non dice nulla di buono sulla dignità del regime.

Traduzione di un articolo di Alvaro Vargas Llosa, Senior Fellow e direttore del Center on Global Prosperity presso The Independent Institute. Sul tema si legga anche The Killing Machine: Che Guevara, from Communist Firebrand to Capitalist Brand (in inglese).

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sabato, 25 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni, commenti, personale, educazione, rassegna stampa, società

In Duomo per ricordare «don Gius»
Ha insegnato a tutti noi il messaggio della speranza
A UN ANNO DALLA MORTE. IL RICORDO
di Giancarlo Cesana

Quando, da ragazzino, al catechismo, mi spiegavano che la Chiesa fa coincidere la memoria della vita di un uomo non con la data della nascita, ma con quella della morte, non capivo; mi sembrava solo triste. Poi l' esperienza della vita mi ha fatto capire. In effetti, il significato della esistenza di un uomo si manifesta con sempre maggiore pienezza quando la vita si compie. È quello che penso adesso guardando la foto di don Giussani sulla mensola accanto alla scrivania. È quello che mi apparve lampante in questi giorni di febbraio dello scorso anno, durante il funerale in Duomo. La giornata era grigia, come oggi; in più bagnata da una pioggerella gelida. C' era molta tristezza, ma non disperazione; niente affatto disperazione, quando in quarantamila (così dissero) cantavamo il Dulcis Christe mentre la bara, portata a spalle, attraversava lentamente la navata centrale. «La vita è triste, ma è meglio che sia triste perché altrimenti sarebbe disperata», diceva don Giussani. Insegnava a non limitare lo sguardo sulla vita, ma a prenderla tutta con la sua soddisfazione e contraddizione, con la sua imperfezione: tristezza, appunto, da cui solo proviene la felicità vera e la fecondità. E l' ha dimostrato, con il suo Movimento, che è numeroso, che non è pauroso, ma segnato dalla «ingenua baldanza», con cui amava definire il suo e nostro carattere (che Dio ce lo mantenga!). La speranza della resurrezione, dell' essere più forte della morte, è «il sentimento delle cose», che don Giussani ha lasciato, non come eredità che si consuma, ma come avvenimento permanente di vita. Don Giussani era un prete cattolico, cioè soprattutto un cristiano, un seguace - laicissimo! Un suo libro si intitola «Laico cioè cristiano» - di Cristo, della testimonianza di un Dio che per parlare all' uomo si è fatto uomo, condividendo in tutto la sua condizione, inclusa la morte. Così don Giussani non ha dato delle idee, ha dato la vita. Ha rivestito le idee di carne, le ha «rifatte», le ha sottratte alla loro possibile spettralità, ha dato loro un corpo che le rendesse accessibili, «abbracciabili». Lo chiamava «metodo». Il messaggio, anche quello verbale, doveva essere un «gesto», una «azione carica di significato». Il «che cosa» doveva coincidere con il «come»: Cristo era verità, vita e via, sottolineato «via». Come mi disse in uno dei nostri ultimi colloqui, «non si può amare Dio senza amare l' uomo e non si può amare l' uomo senza amare Dio». Così anche noi (anch' io) siamo diventati cristiani. Ci siamo uniti a quella mai interrotta catena di uomini e di donne, che da venti secoli annuncia in Cristo l' invincibilità della vita e del suo desiderio di felicità; promesse non generiche, ma personalmente sperimentate in «una amicizia guidata al destino». Che questa coscienza sia possibile nell' anniversario di una morte è la speranza. Lo dico con pudore, ma con «ingenua baldanza»: è la speranza per tutti.

corriere della sera pag. 1 23/2/06

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sabato, 25 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti

Grandi discussioni sul confronto tra i leader.
Prodi ha recentemente dichiarato: «La Rai non decide niente, non decide proprio niente. Io ribadisco quello che ho detto ieri. Il faccia a faccia si fa con le regole comuni stabilite insieme».
Effettivamente ci aravamo accorti un po' tutti che la Rai non ha potere decisionale: penserà a tutto Massimo D'Alema e chi non è d'accordo: «SILENZIO!!!!!»

Aggiungo un'altra dichiarazione, questa volta di Petruccioli, giusto per dovere di cronaca: «Abbiamo individuato i cinque giorni per i faccia a faccia e li abbiamo trasmessi al presidente della vigilanza. Il padrone di quello spazio non siamo noi, ma la Vigilanza. Noi siamo solo degli esecutori, Gentiloni li ha guardati e ha dato il suo assenso, trovandoli in linea col regolamento. Le due lettere della vigilanza e Rai sono state mandate a Prodi e Berlusconi ai quali abbiamo comunicato le nostre decisioni, avallate dalla vigilanza e ci siamo dichiarati disponibili per ulteriori chiarimenti. Gli altri giorni sono: mercoledì 15 - 22 - 29 marzo per gli altri tre confronti. Dobbiamo tenere conto delle esigenze che ci trasmetteranno i protagonisti».

Fonte delle dichiarazioni

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sabato, 25 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, famiglia, rassegna stampa

Questo articolo si commenta da solo

Baby talk e baby bonus
L’assegno per i nuovi nati piace alla sinistra solo se è prodiano

Contrordine, compagni: il bonus bebè è cosa buona e giusta. Non un pannicello caldo, non il frutto di un’inutile politica di sussidi, non una mancetta che lascia le cose come sono. Viva l’assegno pro-natalità, allora, a patto che a proporlo non sia Silvio Berlusconi ma Romano Prodi, e che si giochi al rialzo su tutta la linea (tanto, per ora, non costa niente).
Dimentico degli anatemi lanciati contro l’assegno di mille euro destinato dall’ultima Finaziaria ai nati del 2005 e ai secondogeniti nati nel 2006 (solo nei casi in cui la famiglia non superi i cinquantamila euro di reddito annuo), il leader del centrosinistra ha deciso di puntare sulla roulette elettorale i suoi duemilacinquecento euro l’anno per tutti i nuovi nati. Senza alcun limite di reddito familiare (anche se l’assegno decrescerà al crescere del reddito) e fino ai tre anni di età. Troppa grazia sant’Antonio, verrebbe da dire, soprattutto se si ricorda quanto alcuni esponenti dell’opposizione avevano attaccato la primitiva ipotesi di destinare gli attuali mille euro a tutti i neonati, senza paletti di reddito (era, per esempio, la posizione del ministro del welfare, Roberto Maroni).
Certo, a leggere meglio il programma dell’Unione si scopre che il bonus prodiano è meno lauto di quel che appare, perché sostituirebbe le deduzioni Irpef per i figli a carico, gli assegni familiari Inps e quelli per famiglie con più di tre figli a carico dei comuni. Ma non può non stupire la conversione entusiasta a uno strumento di politica sociale considerato fino a oggi dalla sinistra con molta supponenza, se non addirittura con disprezzo. Segno che non è mai troppo tardi per cambiare idea, soprattutto in campagna elettorale. E così anche la sociologa Chiara Saraceno finalmente apprezza, dopo che aveva bocciato a novembre l’assegno di sostegno alla gravidanza per le donne con difficoltà economiche, proposto da Giuseppe Fioroni e Rosi Bindi, della Margherita, e dalla diessina Livia Turco. Anche Enrico Boselli, della Rosa nel pugno, all’epoca aveva esternato la sua disapprovazione dell’iniziativa dei compagni di coalizione, perché “una politica fatta di sussidi, indennità, rimborsi non fa una politica per la maternità”. Ancora più drastica Katia Bellillo, dei comunisti italiani, che aveva attribuito alla proposta “un’ottica miope e avvilente”. E sul bonus bebè prodiano, ancora nessun commento di Liberazione.
(24/02/2006)
http://www.ilfoglio.it/

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sabato, 25 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica

berlusconi: “Il nostro programma e’ 261 pagine piu’ corto di quello dell’Unione”. Il premier presenta il programma della Casa delle libertà “firmato da tutti i partiti della coalizione”, in tutto 21 pagine. Un vero decalogo, in dieci punti in cui, sottolinea il premier, c’è continuità su quanto fatto in questa legislatura. Famiglia: La famiglia, nel programma della Cdl, è “intesa come comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna”, la formalizzazione del “bonus bebè”, sostegno per l’acquisto di latte artificiale, un libretto vincolato per ogni nuovo nato, prosecuzione del piano di investimenti per asili aziendali, bonus locazione. Sud: il programma prevede uno schematico piano decennale per il superamento della questione meridionale in cinque punti, infrastrutture, federalismo fiscale e solidale, zone e porti franchi, contrasto alla criminalità organizzata, banca per il Sud. Sviluppo: è la parte del programma più articolata. Tra le misure principali: un milione di posti di lavoro in più, maggiore concorrenza in settori nevralgici, per il rilancio dell’economia sviluppo ulteriore dei distretti industriali, graduale riduzione dell’Irap, detassazione degli straordinari, riduzione del cuneo fiscale. E ancora: basic tax del 5 per cento, riduzione dell’Iva sul turismo, microcredito. Fisco: pressione fiscale sotto il 40 per cento del Pil, quoziente familiare con l’introduzione di una no tax area specifica, contrasto all’evasione, riforma degli studi di settore. Finanza pubblica: libero patto tra stato, regioni, province, comuni, risparmiatori e investitori per realizzare: federalismo fiscale, riduzione del debito pubblico, migliore impiego privato di capitali privati. Casa: riscatto della casa pubblica per gli inquilini e finanziamento di mutui per giovani coppie, detassazione degli investimenti per riscaldamento, fondo pubblico di garanzia per manutenzione, norme fiscali per la ristrutturazione edilizia, riqualificazione urbana. Sanità: eliminazione delle liste d’attesa, incremento dei fondi per la ricerca, riforma della legge 180, educazione sanitaria nelle scuole, prevenzione per giovani e immigrati. Ricerca ed energia: trasformabilità delle Università in fondazioni, maggiori investimenti per la ricerca pubblica e privata, rigassificatori e termovalorizzatori, passaggio dall’olio combustibile al carbone pulito, nucleare. Società solidale: pensioni minime a 800 euro, carta d’oro agli over 70, libri di scuola gratuiti per famiglie meno agiate, introduzione del 5 per mille al volontariato, no-profit, ricerca e l’introduzione di un secondo 5 per mille a sostegno delle famiglie con disabili, tesseramento e assicurazione gratuita per i giovani sportivi, potenziamento del servizio civile su base volontaria. Giustizia: Undici punti, i più qualificanti sono la separazione delle carriere, l’aumento dei poliziotti di quartiere, il completamento della riforma dell’ordinamento giudiziario, maggiore contrasto all’immigrazione clandestina, snellimento del processo civile.

Fonte http://www.ilfoglio.it/

Qui il programma completo della casa delle libertà

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giovedì, 23 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : immagini, politica, foto

non so a quando risalgano queste immagini, però sono molto divertenti!

 

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giovedì, 23 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti

E' tornato di moda in alcune manifestazioni di sinistra lo slogano "1, 10, 100, 1000 nassyrya", un coro vergognosamente cantato da chi si ritiene moralmente superiore.
Nessuno di quei cretini ha mai pensato che chi è morto in quell'attentato è morto perchè stava facendo il suo dovere, che non l'ha decisa lui la guerra?! nessuno di quei creitini ha mai pensato che quel coro offende (molto di più di una vignetta!) i parenti delle vittime!? che è un augurio poco carino nei confronti di chi non sta facendo altro che il suo dovere.

L'attacco a Nassirya colpì una base dei carabinineri, un corpo glorioso per il nostro paese. Ed è con il motto dei Carabinieri che bisognerebbe rispondere ai deficienti che innegiano agli attentati: 
"NEI SECOLI FEDELE".
Fedele all'italia e agli italiani, ache a quegli italiani vigliacchi e deficienti che inneggiano a nassyria. E' questa la grandezza del Corpo dei Carabinieri: il blu dei loro pennacchi rappresenta la nobiltà dell'Istituzione, mentre il rosso è simbolo del sacrificio. Il significato di questi colori sfugge ai manifestanti canterini forse perchè non è mai stato spiegato in nessun trattato di uniformologia, nè in alcun compendio di storia dell'Arma!

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giovedì, 23 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : politica, opinioni, commenti, famiglia

Prodi promette 2500 euro per ogni bimbo sotto 3 anni
La notizia si commenta da sola, intanto perndiamo nota, poi andremo a batter cassa! fanno 7.500 euri per bimbo, se poi lo moltiplicamo per i bambini nati ogni anno fanno un bel sacco di soldi!
Dimentichi delle loro critiche e senza un minimo di logica e di coerenza nelle loro affermazioni, i partiti dell'Unione hanno inserito in programma qualcosa che hanno duramente criticato al governo Berlusconi. Eppure Berlusconi aveveva dato 1.000€ a bambino, non mi sembrava una brutta idea, l'unione l'a duramente criticata, poi però ci ha ripensato su e l'ha inserita nel programma!

Ricordo male io o aveva anche promesso di abbassare le tasse?! Chissà dove troverà i fondi per una manovra simile, io comunque attendo fiducioso, anche se sotto sotto sono convinto che una volta al governo stanzierà i fondi per chi ha un reddito inferiore ai 20.000 euro all'anno, e così non ha grossi problemi per trovare i fondi, però in campagna elettorale una frase così fa il suo bell'effetto. Mio nonno mi diceva semper: "A pensà mal se fa pecaa, ma s'induina semper!"

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giovedì, 23 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : immagini, foto, intrattenimento, comico

Cosa venderanno secondo voi in questo negozio?

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mercoledì, 22 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : commenti, personale, cronaca

Non è a forza di scrupoli che un uomo diventa grande. La granezza arriva, a Dio piacendo,  come un bel giorno.

Ad un anno dalla scomparsa, il suo ricordo è sempre più vivo.

Grazie di tutto!

 

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mercoledì, 22 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : opinioni, commenti, esteri, vignette, islam

In giro si legge che nei paesi islamici c'è più tolleranza che qui in occidente, e così sembra che ci siano più chiese nel mondo arabo che moschee nel mondo occidentale, isnomma la novità del momento è che nei paesi islamici c'è più libertà religiosa che in occidente, ora magari sto un po' esagerando su quanto detto da altri.

Sbigottito da questa notizia, che è risuonata nella mia mente come un petardo in chiesa, mi sono aggirato per la rete e cosa ti ho trovato?!? una bellissima foto: un tipico esempio di tolleranza islamica! Eh si, perchè loro si incazzano per le vignette, ma noi certe cose non le possiamo scrivere nemmeno allo stadio. Allora forse è proprio vero che nel mondo arabo c'è più tolleranza che da noi!?! 

Guardo bene questa foto e non mi capacito, uno slogan da curva, ed effettivamente le due signore rappresentate si coprono il volto da vere ultrà! Mi domando quale ambasciata debba prendere d'assalto chi si senta urtato da questo slogan, ma poi mi rendo conto che forse la differenza sta nel grado di civiltà, ci si può indignare e sentire offesi senza per forza dover ammazzare qualcuno o assaltare un ambasciata.

Continuo nel mio viaggio nella rete e intanto continua a rimbombarmi in testa la notizia che i cristiani nei paesi arabi non se la passano poi così male, quand'ecco che mi imbatto in un articolo de La repubblica e si scpre che nel mondo stanno scannando un po' di cristiani, e menomale che c'è tolleranza religiosa nei paesi a maggioranza islamica, perchè se no chissà cosa succedeva!

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mercoledì, 22 febbraio 2006 ¦ Permalink
categoria : cronaca, video

Dopo l'uscita di Angela Cavagna nella prima puntata de La Fattoria c'è stato un fuori programma inaspettato di Orlando Portento:

 ecco il link del suo blog: http://www.lorlandocurioso.it/index.cfm

 

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